lectio_magistralis

Arte, Eventi, Idee, Santa Maria

A chi appartiene il bello?

26 Mar , 2014  

Concludevo un altro articolo dicendo: perché l’arte, ricordiamocelo, viene dalla conoscenza, l’espressione artistica è sempre l’ultimo elemento di un percorso intellettivo e teorico: se non ci guardiamo attorno, se non conosciamo e non ci confrontiamo non proporremo mai cultura ma solo espressione soggettiva di noi stessi e della nostra piccineria provinciale.

Il 25 marzo ho avuto un po’ di risposte a questa invettiva, grazie a Massimo Cacciari. Sentir parlare di radici, ethos, etica e bene comune nella Sala del Mappamondo è senza dubbio un’esperienza difficilmente ripetibile. Sentir dire a Siena, nel 2014, che gli affreschi di quella sala e della sala adiacente ci parlano di un bene comune che non potrà mai essere dei singoli individui al potere, di amministrazione come qualcosa che deve mettere al bando l’ingordigia e l’invidia, è ancora più formativa, come esperienza.

La Lectio Magistralis del professor Cacciari per il Capodanno senese che il Magistrato delle contrade ha organizzato, è stata una lezione di filosofia altissima che poteva riferirsi ai singoli affreschi e alla storia della nostra comunità civica, ma alle orecchie di molti di noi è risuonata come una speranza per il futuro. Non arrivo a definirla un giudizio sul passato. Andiamo oltre, voltiamo pagina. Ma facciamolo partendo da queste parole del filosofo (e politico). Prima lezione: il perseguimento del bene comune implica il perseguimento di qualcosa che non appartiene a nessuno per definizione, non potrò quindi mai possedere qualcosa che è di tutti e quindi perseguire il bene comune è un atteggiamento irrazionale e disinteressato. Seconda lezione: per far trionfare il bello e il bene comune deve essere cacciata l’invidia dalla città. Terza lezione: per far vincere il bene comune ci vuole rispetto delle leggi e dell’uguaglianza, l’ingiustizia è propria di chi non risconosce la legge, ma soprattutto di chi è vorace e vuole più degli altri. Infine, il Comune che non appartiene a nessuno è buono, chi persegue utili privati in pubblici uffici amministra opponendosi all’etica e all’ethos (inteso anche come radice dell’individuo nella città) e soprattutto opponendosi al bello, che appartiene a tutti.

Ecco: il bello appartiene a tutti, lo dice anche la costituzione della Repubblica Italiana, all’articolo 9 che è la Repubblica a promuovere “lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica” e soprattutto è la Repubblica, quindi chi gestisce il bene pubblico, che “tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione”. Ora, non per entrare ancora una volta nelle beghe politiche sul Santa Maria della Scala (lo faremo, quando sarà il momento e nel modo opportuno, quello che poi penso personalmente l’ho già espresso in “veste politica”) ma è fondamentale questo insegnamento, e questo precetto costituzionale, per affrontare in modo serio tutto il dibattito circa il futuro statutario del complesso monumentale. Deve essere il pubblico, inteso come amministratore del bene comune e del bello, a dettare le politiche culturali di quello spazio. Deve essere la comunità civica senese a mantenere il controllo del Santa Maria della Scala e, lo dico con amarezza, deve essere anche all’altezza di questo ruolo. Le ultime iniziative pensate o in via di definizione, non sono certamente all’altezza del nome che portano, le piccole piccinerie provinciali o raffazzonate grazie ad amici o società private che perseguomo i loro legittimi fini, non potranno mai reggere il peso di un passato – e di un progetto di futuro – come quello che il Santa Maria della Scala ci propone e ci impone.

Giuseppe Gori Savellini

PS- piccola annotazione polemica, alla Lectio del professor Cacciari la Sala era piena, ma in gran parte di precettati perché invitati o accreditati. Non si può pensare ad un evento del genere come a qualcosa su invito, in tanti sono stati lasciati sulla porta o invitati a seguirla sul maxischermo della sala delle Lupe. Mi domando perché, secondo quale logica. (lezione uno: è nei ps che si nascondono i mille perché a cui non avrò mai risposta).

 

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One Response

  1. Sonia scrive:

    Parafrasando Orwell: siamo tutti uguali, ma qualcuno è più uguale degli altri.
    Questa la filosofia che da lunghissimi anni ispira alcuni (non tutti) tra i migliori promotori e ideatori di eventi culturali. Un’intellighenzia che in questa città si ricicla, si rinnova e financo si rigenera come la fenice.
    Finché da alcune parti si continueranno a comprare dai venditori di quarta categoria prodotti malconci e saponette vestiti soli della definizione di “evento culturale” privi però di significato, avulsi da una progettualità civica magari condivisa… finché da altre parti si continuerà ad esser solo snob, convinti che la cultura per esser tale deve essere “roba difficile” ( e meglio se inaccessibile)…. finché saranno degni di fregiarsi del titolo di culturale solo gli atti, le gesta o le produzioni degli amici degli amici o dei parenti dei parenti, finché si continuerà a far riferimento a 4 – e sempre i soliti 4 – pseudo intellettuali che se la cantano e se la suonano da anni, forti della loro corte plaudente…. Finché, finché, finché e giù finché come piovesse, il fatto che siano allestite sale A e sale B, diventa solo espressione e forse non la più grave, di un modo di “usare” la cultura. O meglio la parola cultura in ogni sua declinazione.
    Peggio è che c’è chi davvero pensa di aver compiuto un gesto magnanimo con il quale ha elargito alla guisa di dono e rivelazione, un grande evento culturale ad un popolo di poveri bischeri.
    Preferisco quelli che pensano (senza magari confessarlo) di aver fatto una buona operazione a vantaggio della propria immagine…. Almeno sono più sinceri.
    Scritto di cuore, di getto e senza troppa attenzione alla grammatica. Ma tanto, di cultura si parla.

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