bersaglieri

Eventi, Idee, Siena2019

Che vita, questa città!

2 Apr , 2014  

(ovvero, appunti sparsi ad uso dell’assessore Vedovelli)

Siena è una città viva, bene a sapersi! Cosa avremo mai, allora, da lamentarci, noi (plurale majestatis, che diamine!) che giochiamo a fare i finti intellettuali? E cosa avremo, aggiungo, da investire così tante energie e speranze nella candidatura a capitale europea della cultura 2019 che d’altro canto pare non ci serva…

In un articolo lenzuolo sul Corriere di Siena l’assessore alla cultura Massimo Vedovelli ha voluto darci uno strano buongiorno questa mattina: parla proprio delle politiche culturali cittadine e soprattutto ci racconta il suo stupore (o meglio il loro stupore) nello scoprire che la città è viva! (e lotta insieme a noi! no, questa è una reminiscenza, scusate….).

«Lo confessiamo: pensavamo di avere a che fare con una città spenta, colpita, messa all’angolo e incapace di reagire», confessa lasciando candidamente intendere che non aveva minima idea della realtà cittadina e che quindi è assessore alla Cultura colui il quale è rimasto sorpreso che la città avesse un tessuto culturale. Tutti hanno voglia di fare cultura, aggiunge, tanto che siamo arrivati a «oltre 150 iniziative in soli 3 mesi: e la cosa rende davvero difficile decidere, valutare, scegliere». Ecco, a questo passaggio siamo cascati dalla sedia, all’unisono.

Mi permetto di dissentire: non è il numero di iniziative che fa il valore della proposta (e pensavo che il concetto della quantità che non fa la qualità fosse assorbito da decenni, che ingenua…) e non è il numero che rende difficile scegliere. E, mi voglio allargare, non tutte le ‘iniziative’ spinte dalla «volontà di vivere una felice civiltà» sono cultura. E non sono tutte uguali. E non tutti quelli che propongono o che realizzano o che progettano hanno lo stesso peso, ma non perché sono belli o brutti, buoni o cattivi, amici  nemici: semplicemente perche non hanno la stessa conoscenza. Per fare cultura bisogna conoscere. Bisogna avere sperimentato altre realtà, altri mondi, altre idee. Bisogna aver visto chi si muove e progetta e realizza nel nostro ambito, per non ridurci a essere totalmente e irrecuperabilmente autoreferenziali.

Bisogna, banalmente, farlo di mestiereTutto il resto può far parte, certo, del grande e variegato mare magnum delle piccole iniziative che coinvolgono diversi target cittadini, soddisfano diverse spinte o appagano diversi stimoli. Ma bisogna distinguere. L’aperitivo non è cultura (neppure se abbinato ad un film). La mostra mercato del cioccolato non è cultura (neppure se abbinata alla corsa campestre o alla milonga). Il concerto di Laura Pausini in Piazza non è cultura. E nemmeno la mostra o lo spettacolo o l’asta o il corso di qualsiasi cosa ci venga in mente realizzati in ambito hobbistico o amatoriale sono cultura.

Questo non significa che siano indegni, figuriamoci. Né che non siano legittimi o che non debbano avere gli spazi legittimamente adibiti e concessi. Perché anche quello rende viva una città, la partecipazione, la solidarietà, il senso di appartenenza alle tante piccole iniziative, ai momenti che ci permettono di stare insieme, passare il tempo, divertirci. Ma non confondiamo, per carità. La proposta culturale è un’altra cosa. La progettazione culturale è un’altra cosa. La fruizione di cultura è un’altra cosa. E in questo senso, mi permetto, Siena non è viva. E’ in uno stato comatoso prossimo al punto di non ritorno.

Insomma assessore, ci fa piacere che sia uscito dal silenzio ma vorremmo un progetto integrato, vorremmo capire quali saranno le linee su cui detterà le sue scelte politiche, vorremmo infine ricordare che 150 richieste da parte dei cittadini forse danno il senso della vitalità della città, ma non necessariamente della sua salute.

Giulia Maestrini
Giuseppe Gori  Savellini

 

ps – L’assessore parla anche di flussi turistici e flussi scolastici che vengono a Siena… bene. E dove sono i nostri musei nelle classifiche regionali? Semplicemente non ci sono. Nei primi dieci posti Siena non compare. I primi quattro musei per visite/anno sono fiorentini (Uffizi, Palazzo Pitti, Galleria dell’Accademia, Bargello), il quinto è la Pinacoteca di San Gimignano, poi Pisa, Montepulciano, Pitigliano (con tutto il massimo rispetto, Pitigliano…), Sansepolcro e di nuovo Firenze col museo Bardini. Bene. Forse questo elenco vale più di molte parole: se i flussi turistici tornano in città qualcuno sa spiegarmi dove vanno? Le  guide turistiche, sempre pronte ad intervenire in difesa delle nuove prospettive,  dove portano i turisti che approdano a Siena, di grazia?

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3 Responses

  1. Rita Ceccarelli scrive:

    Condivido, cultura è conoscenza, ovvero ricerca e comunicazione, ed è quello che si prefiggono di scambiare le guide turistiche “vere” ma, di grazia, i turisti hanno pochi soldi e spesso risparmiano sulla qualità, evitando i musei, inoltre circolano tantissime guide abusive senza competenza, grazie all’ ignoranza di chi ci governa a Roma e in Europa….allora alle guide non rimane che fare il meglio nel museo a cielo aperto che è Siena e lavorare a nuove prospettive, che aggiungano motivazione al conoscere
    Rita Ceccarelli, guida turistica

    • Livia Pacini scrive:

      Condivido la posizione della mia collega Rita. Aggiungo anche che spesso chi fa cultura e chi fa turismo non collaborano, non cercano di capirsi e di aiutarsi. Noi guide spesso rimaniamo sole a seguire le regole del mercato e di una cultura commercializzata che vende il David a chiunque. A musei senesi forse manca un David…

  2. Viviana Girola scrive:

    Visto che nel blog si parla di Musei Senesi vorrei riferire un episodio abbastanza significativo. Una mia cliente vorrebbe visitare alcuni palazzi storici a Siena tra i quali il Venturi Gallerani sede di Fondazione Musei Senesi. Vado in internet chiamo il numero molte volte in una giornata e la linea è evidentemente staccata. Vado allora di persona, suono il citofono, mi risponde una persona che non mi fa entrare ma mi dice di chiamare nel pomeriggio quando ci sarà la sua collega, mi faccio dare il nome e una linea funzionante. Chiamo nel pomeriggio e mi risponde una voce registrata che mi invita a chiamare durante l’orario di apertura degli uffici, ma questo in cui chiamo è l’orario di apertura. Ho tratto le mie conclusioni e mi sono rivolta altrove. Siena è troppo spesso autoreferenziale. La famosa frase che sento dire da quando vivo qui, SI È SEMPRE FATTO COSÌ, è il limite culturale di questo luogo, se non ci si libera di questo non si può guardare oltre.

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