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Eventi, Reportage

CONTROMONDIALE 2014 (prima puntata)

20 Giu , 2014  

ovvero Anti-Reportage su Italia-Inghilterra


BASILEA. Tanto per cominciare Erasmo da Rotterdam fu ospite in questa casa di un certo Johannes Froben.

E poi stasera gioca la nazionale italiana.
Il sindaco di Venezia ha patteggiato. Accuse false dice.
Il partito mi costrinse a chiedere quei soldi. Scendiamo ancora fino a Andreasplatz. Sbuchiamo a Marktplatz.
Campeggia uno striscione con la scritta: I AM NOT YOU.

 

Prendiamo i gradini laterali per risalire fino a Martinskirchplatz, dove si sbuca a Augustinergasse. La difesa dell’Italia c’è. Parola del terzino.
La difesa esprime preoccupazione per l’iniziativa assunta dalla magistratura nei confronti degli accusati. Da lì tiriamo dritti fino alla cattedrale medievale, a Munsterplatz.
Nella cattedrale è sepolto Erasmo da Rotterdam. Ci sediamo davanti alla tomba.
Erasmus Von Rotterdam 1536.
Pirlo gioca sicuramente questa sera.
E l’Italia sarà un tripudio di bandiere appese sulle facciate.
Ai balconi.
Alle finestre.
Tricolore ovunque.

Dove saranno spariti i soldi rubati dell’Expo? Dentro una di queste banche, a Basilea probabilmente. Credit Suisse? La banca cantonale all’angolo?
A questo pensavo seduto davanti all’epitaffio di Erasmo. Vennero da me tre esponenti del partito per chiedermi di rivolgermi agli sponsor per avere contributi perché Brunetta aveva tanti soldi. Galan ne aveva ancora di più. La villa milionaria gliel’ha ristrutturata il solito costruttore. L’Italia ce la farà stasera. Prandelli punta sulla vittoria degli azzurri.

Mangiamo davanti alla cattedrale. Da Zum Isaak.
Questo edificio prima di essere un ristorante era la casa natale di Isaak Iselin. Giurista, amico di Jean Jacques Rousseau. Fonda la società per la diffusione de Bello del Buono e del Socialmente Utile.
Intanto ordino un Weizenbrofladen Gefulit mit Spinat-Ricotta auf salat.
L’università dove insegnava Erasmo sta in una risalita che si chiama Rheinsprung, a due passi dal Reno. Un edificio medievale modesto, un portale qualunque. E’ stato il papa senese Pio Piccolomini che l’ha dichiarata università nel 1460.
Ci lasciamo dietro il ponte.
Il Reno.

 

Mi dissero che anche i miei predecessori prendevano soldi. Da Tremonti e Matteoli ai Letta ecco chi incontrava Mazzacurati per le mazzette. Ecco la black list: paghiamoli tutti. Forza ragazzi, fateci sognare.
Dobbiamo assolutamente comprare altra birra per questa sera. Dato che non guarderemo la partita io e Anne-Pascale. Nel mentre redigerò un anti-reportage. Forse una rubrica. Contromondiale 2014. Sì, ho deciso di fare la cronaca di una partita che non vedrò.
Giuro che non riesco proprio a tifare. E’ più forte di me. Sono italiano a mia insaputa, non ci sono dubbi.
Il patteggiamento non vuol dire che ho rubato dice il sindaco. E’ solo una goccia di sangue che ho dovuto versare. Accetto una pena e una multa. Non mi dimetto dall’incarico.
A Eisengasse entriamo nel supermercato Migros.
Le birre tedesche non hanno nulla a che vedere con quelle italiane ha detto offensiva Anne-Pascale. In Italia bevo la Moretti ho risposto io per difendermi. La Moretti mi elogiava dice il sindaco. E ora mi attacca. E’ stata bersaniana, lettiana, renziana: la coerenza non è il suo forte.

 

Allora il commesso svizzero si è girato verso Anne-Pascale, per chiedere in tedesco se volevamo pagare contanti o carta di credito alla cassa.
No, in contanti ho detto io.
Meglio in contanti, come esige la tradizione nazionale.
D’altronde non c’è malloppista che non faccia così nella beata Svizzera, no?
Non c’è politico del belpaese. Non c’è affarista un poco losco.
Puntualmente tutti, dico. Cash. Sempre cash. Soldi liquidi.
Così fanno i tangentocrati, le cricche che scroccano i crack, i furbetti del quartiere sottocasa, i magnati made Italy, i carontini degli evasori, i portantini della ‘ndrangheta, della mafia, della Camorra, della Sacra Corona Unita: sì, arrivano a frotte quassù, anonimi, insospettabili, con le mazzette ficcate nelle mutande.
Pezzi da cinquecento euro sotto le ascelle.
Arrotolati nel didietro. Ecco allora perché si dice soldi sporchi.
Quei soldi poi spariscono d’incanto. Volano, da una qualunque banca svizzera al primo paradiso fiscale a portata di conto.
Stasera invece c’è Italia Inghilterra. E c’è Pirlo. In diretta.
Milioni di pirla esulteranno senza chiedersi più niente sulla corruzione italica a cassa continua. Oppure l’Expo 2015. E così i milioni targati Mose. Il finanziamento illecito ai partiti camuffato da prebenda bipartisan.

 

Alla fine pago in contanti, il cassiere del supermercato Migros è figlio di emigranti che vivono nel Canton Ticino, li va a trovare nei finesettimana.
All’uscita mi saluta patriottico: mi raccomando, stasera forza Italia!
Ha ragione lui. Forza Italia.
Ieri è rientrato dal Libano il primo fondatore di Forza Italia. Marcello dell’Utri. Condannato per associazione mafiosa.
Forse è ritornato dalla latitanza per appendere le bandiere ai balconi pure lui. In Libano non la trasmettono la partita. O forse è tornato per andare in galera, scontare la pena.
La sera ceniamo ai tavolini che dànno su Spalenvorstadt.
Casanova si chiama questo ristorante. Sulla parete proiettano Otto e mezzo di Fellini, a volume muto.
C’è il sottofondo di De Gregori che canta Titanic. Bellamore. Buonanotte Fiorellino. Viva l’Italia.
C’è l’ovale in bianco e nero di Marcello Mastroianni.
I camerieri sono tutti connazionali. Eccitati. Devono chiudere prima, a mezzanotte vogliono vedere la partita.
Sparecchiano rapidi, dentro e fuori. Chiedo il conto.
560 mila euro come finanziamento illecito a un solo partito. Una tranche scoperta dagli investigatori. Le accuse vengono dai soggetti già sottoposti alle indagini. Ti rendi conto, ho detto a Anne-Pascale.
Forza Italia, ha detto il cameriere del ristorante Casanova.
Certo ho detto io. E Mangano è un eroe. Come ebbe a rilasciare qualche tempo fa Marcello Dell’Utri in una sua intervista. Questo Mangano era lo stalliere di Arcore ho spiegato poi a Anne-Pascale.

 

Svoltiamo per Gerbergasslein. I tifosi inglesi hanno trovato riparo dentro il pub Nelson.
Già ubriachi. Con le facce belle rigonfie contro lo schermo.
Bandiere svizzere attaccate alla porta del pub Schluggstube.
Là dentro sono tutti neutrali. Tutti Svizzeri silenziosi. Spettatori non allineati. Nessuno che tifa per nessuno.
Eccolo più avanti un locale zeppo di italiani.
Che difesa di merda, ha sbraitato uno alzandosi dalla sedia.
Steinvorstadt è affollata da megaschermi sia dentro che fuori.
Tanto la feccia vip sotto inchiesta se la passa liscia. Ladri e corrotti, niente paura. Cordate d’imprenditori che si spartivano appalti: 3 anni di indagini, 140 persone, 20 società incriminate. Due anni dopo, udienza preliminare. Un centinaio di patteggiamenti. 43 rinviati a giudizio. La sentenza arriva in tre anni: 2 assoluzioni, 10 prescrizioni, 31 condanne. Ricorso in appello. Tutto prescritto.

 

Evviva la prescrizione. I tifosi agitano i pugni contro l’arbitro.
Davanti al Bar Lounge Club il bancone è intasato di bicchieri.
11 miliardi di euro arrivati finora a Venezia.
Le cerniere saldate costarono 200 milioni di euro.
E non garantiscono al 100% una perfetta integrità.
Su entrambi i marciapiedi non si può nemmeno camminare. I tifosi consumano galvanizzati davanti al teleschermo.
Nel Bistrot più avanti c’è scritto alla parete: Allez La Suisse. Sento urlare goal. La barista si è voltata.
Con queste scarpe di merda io non ci passo, ha detto la ragazza italiana dietro di me.
L’amica era vestita da coniglietto sexy, con due orecchie di stoffa tricolore.
Sfilano magliette azzurre con il numero 10 lungo la via.
Quando seppi della Porsche Cayenne ricevuta da Bellavista – ha detto l’ex ministro Scaloja – le dissi: scegli ma sappi cosa vai incontro. Sì, trafugavo soldi all’estero con la macchina ministeriale ma lo facevo per aiutare Lady Matacena.
Al ristorante Spiga c’è un boato che sta crescendo: dài, dài, dài. Mammamia… mammamia. Nooooooo.

 

Un tizio solleva la sedia in segno di vittoria.
Le ragazze cantano: pa-pa-pa-pa-pa-pa-pa. Un cameriere gira avvolto dentro una bandiera tricolore, come se fosse un mantello che arriva fino ai polpacci.
Andai da Berlusconi dopo la sentenza e dissi ti chiedo una cosa, voglio mettermi alla prova per vedere la mia gente cosa pensa di me, mi voglio candidare alle Europee. In questo momento tutti si abbracciano. Si baciano Festeggiano come scimmie da circo, con la tromba.
Tutti quanti addomesticati dalla stessa vittoria. Clacson. Clacson. Dai finestrini urlano Ita-lia, Ita-lia, Ita-lia.
E Berlusconi mi disse era giusto presentarmi alle elezioni.
Dissi a lui: se prendo una sventrata vuol dire che avevano ragione i tuoi giornali.
Poi mi hanno intercettato a telefono, mentre cercavo di nascondere l’onorevole Matacena. Sono un buono io, volevo solo proteggerlo perché se ne fuggisse indisturbato a Dubai.

 
Alfonso Diego Casella

ps – Alfonso Diego Casella (se lo cercate, lo trovate qui) è un amico della Bomba Carta e ci ha voluto regalare questo reportage (per il quale parte oggi una nuova categoria… ‘reportage‘, appunto). La redazione ringrazia… e aspetta il prossimo!

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