PETER

Eventi, Reportage

CONTROMONDIALE 2014 (seconda puntata)

24 Giu , 2014  

ovvero Anti-Reportage su Italia-Costa Rica

SIENA. Negozi vuoti, commesse con le mani in mano. Un parrucchiere unisex lava i capelli a un turista mentre continua a guardarsi la partita. Vincere la partita di oggi assicurerebbe con ragionevole certezza il passaporto per gli ottavi.

Dietro ogni bancone c’è un televisore, una radiolina. Piazza del Campo ha i tavolini pieni solo nei punti in cui troneggia un maxischermo.
Il resto è deserto, voce del telecronista, tricolore sotto il teleschermo. E turisti che mangiano. E camerieri, con gli occhi rivolti più alla porta di Buffon che a quella della cucina.

Un tifoso a spasso sul Corso, manco a pagarlo oro. Tutti catapultati dentro casa, nei locali, nei caffè. Cammino lentamente, Rocca Salimbeni, Banchi di Sopra. Sede Centrale Mps. Il bancomat non funziona. Servizio non disponibile dice il display. Osservo il chiosco dei giornali. Voglio quella coppa ha detto Balotelli. Foto di Balotelli. Microfoni puntati sulla faccia del campione. Mai visti tanti microfoni per cogliere una banalità così sconcertante. Voglio quella coppa.

Riprovo a digitare. E ancora niente, cassa fuori servizio. La banca è nata nel 1472.
All’epoca i direttori circolavano senza doppiopetto e con la scarsella, prestavano denari lungo la via Francigena a mercanti che compravano pellami o panni nelle Fiandre.
Riscuotevano le decime papali e prestavano ai sovrani.
Questa banca è riuscita a resistere dal medioevo fino ai giorni nostri.
Dall’epoca dei Comuni fino ai tempi di Massimo D’Alema.
Non dobbiamo sottovalutare l’avversario ha spiegato l’allenatore della nazionale Cesare Prandelli.
Non dobbiamo mai demonizzare l’avversario sosteneva l’onorevole D’Alema ai tempi della bicamerale.

Dal vinaio prendo una bottiglia da portare a Peter.

Peter Klaus Diehl, di Colonia. Artista di strada. Lui viaggia in lungo e largo per l’Europa in un camper vecchio di trenta e passa anni. E’ arrivato oggi in città, l’ha parcheggiato a porta Tufi. Chiedo al bar all’angolo due bicchieri di plastica per favore. E anche un cavatappi. Non mi sentono. Di nuovo la voce del telecronista, il brusio dello stadio di Recife in sottofondo. Qua dentro c’è una sparuta manciata di turisti appesi alla tv sistemata in alto a destra appena dopo il bancone. Baristi tutti in agitazione. Colpa di Balotelli dicono. Sì, Balotelli deve aver sbagliato qualcosa.

Ce l’hanno con lui, Balotelli. Lo accusano. Nervosi. Non mi considerano. Il cassiere finalmente mi dice che vuoi? La palla in quel momento era uscita fuori.
Due bicchieri di plastica dico io. Un cavatappi. Gli azzurri battono il fallo laterale.

Altri fischi escono dalle finestre. La voce del telecronista. Due studenti piazzano un tricolore contro il malocchio. Lo appendono sui fili dei panni da asciugare. Devo trovare un altro bancomat. E pensare che il Monte dei Paschi un tempo avrebbe potuto comprare Pirlo. E Balotelli. La Nazionale intera in blocco avrebbe comprato. Così, per sfizio. Arbitri, se voleva. Regalava somme ingenti alla sua città, distribuiva dividendi: a libri, alla cultura, all’associazione della grappa, agli amici della montagna, ai ciclisti, ai buddisti, ai relativisti, agli umanisti sciroccati, agli artistoidi, ai tozziani, ai pidiellini pentiti. Era opulenta la banca senese, non sto esagerando. E adesso la cassa sembra vuota, completamente vuota, non funziona il bancomat.

Non conosco il ruolo di Cassano in nazionale. Né Mussari, che ruolo ha avuto nella vicenda Nomura. Lo devono decidere i magistrati. E così Pirlo, Marchisio, in quale parte del campo giocano: non lo so, centroavanti? Mediano? Mezz’ala? Ripeto, non lo so. Il presidente della Banca un giorno telefona ai giapponesi di Nomura.
Mussari non sa parlare giapponese.
L’unica parola che conosce è harahiri.
La lingua della finanza comunque è l’inglese. Ma Mussari non sa nemmeno l’inglese. E così firma ugualmente, dicono i magistrati, un contratto coi cavilli giuridici in una lingua che non conosce, redatto da un azzeccagarbugli d’oltremanica.
Un accordo capestro di derivati, titoli tossici e clausole vessatorie. Con speculatori e brokers che fanno la cresta.

Anche Balotelli ha cresta.
Balotelli ha un fisico scolpito. E’ un po’ buffone, ma dicono sia bravo. Inoltre dalle indagini è uscito fuori che il presidente avrebbe donato a titolo personale dal 2002 al 2012 circa 700 mila euro. Indiscrezioni tutte da verificare, fino al terzo grado giurisdizione. Da qui a vent’anni. Di tempo ce n’è. Prescrizione in agguato. Finanziamenti leciti, sia chiaro. Ma è una somma sospetta. Come il rapporto stretto tra il terzino e la fascia. Tra Mussari e Tremonti. Si tratta di problemi di convocazione in nazionale forse attribuibili a Prandelli.

Attraverso via del Capitano, piazza del Duomo. Eccolo là Peter, in piedi. Col flauto magico.
Peter Klaus Diehl di Colonia, artista di strada.
Mentre l’Italia perde gli occhi sulla partita, lui si esibisce ai turisti davanti al duomo. Die Zauberflöte
La custodia poggiata per terra. Bach. Le Quattro Stagioni. Beethoven. Di nuovo Mozart. Piroette sceniche mentre riprende il fiato. Adesso c’è Bizet. L’ouverture della Carmen. Ravel.

Applausi dei turisti francesi seduti sui gradini. Bravò. Bravò. Anche Cassano è bravo a prendere palle tra le linee. A cercare la profondità è bravo. Oggi però Bersani prende le distanze dicendo che il Pd non ha nessuna responsabilità. Il Pd fa il Pd, ha detto, e le banche fanno le banche. Potrebbe avere ragione, perché è veramente difficile giocare in spazi ridottissimi, lo schema di gioco è sbagliato, si parte con una sola punta e si finisce con un quattro due quattro.

Prendiamo Alexandria per esempio, non è mica un terzino fluidificante sulla seconda fascia. No. Alexandria è un prodotto finanziario complicatissimo. Ha causato perdite alla banca per una cifra che si aggira tra i 220 e 740 milioni di euro. Perdite che ovviamente non figurano nei bilanci. In primo luogo perché bisogna giocare a cavallo della linea. E anche perché i contratti fino a ieri non esistevano.

Turisti si avvicinano. Mollano monete. Lui piroetta al centro come un giocatore in aerea di rigore. Fischi all’arbitro. Applausi a lui. Adesso esegue Nino Rota. Passa un furgoncino. Si avvicina una donna della delegazione russa in visita al Santa Maria della Scala. Il musicista si ferma un attimo. Le risponde. Ne approfitto allora per offrirgli da bere.

La donna sta raccontando al flautista di essere russa, fa parte della delegazione. D’accordo, ha detto Peter con il bicchiere in mano, ma sei una russa che sta dalla parte del capitale o con il proletariato?
La donna della delegazione è imbarazzata, non sa cosa rispondere. Sta zitta.
Peter ha gli occhiali tondi, da intellettuale, i capelli scarruffati, barba bianca, frac elegantissimo e papillon impeccabile. Ai piedi però ha un paio di sandali da cui sputano gli alluci.
Ai piedi non è proprio il massimo dell’eleganza, lo devo ammettere. A me non interessa calcio dice lui. Calcio per me essere nuovo nazionalismo.
Calcio per me essere grande abuso di soldi.
E anche banche essere grande abuso di soldi.

Gira e rigira salta fuori che lui ha lavorato nella Deutsche bank, era giovanissimo. Si è licenziato dopo due anni per mettersi a suonare in una orchestra. Molti anni fa lui sbarca a Siena col solito camper. Era estate, aveva deciso di frequentare l’Accademia Chigiana. E’ stato infatti allievo di Severino Gazzelloni.

Dopo ha suonato nella Heidelberger Kammerorchester. E poi in Grecia, da artista vagabondo. Nella Spagna franchista, un anno prima che morisse il dittatore. A Barcellona, sulle Ramblas. Ogni giorno c’erano problemi con la polizia del regime dice. Se non pagavo la multa finivo in prigione. Come i funzionari della banca. Il broker della società finanziaria Enigma. E anche la cosiddetta “banda del 5 per cento“ tutti indagati per associazione a delinquere.

Sulle Ramblas conosce la prima moglie, una tedesca bionda. Adesso però sta con una donna più facile, una tedesca bruna.
L’ex moglie era Leone. E Leone è un segno terribile a sentire lui. Questa moglie nuova è Bilancia, va già molto meglio.
Tutto inizia nel 2005. Una operazione finanziaria che coinvolge Monte dei Paschi e Dresdner Bank. Quattro anni dopo è collasso. Rivalutazione del contratto. Il contratto passa alla Nomura. Un ribasso che sfiora il 50%. Correzione nel bilancio da 220 milioni.

L’allenatore del Costa Rica avverte i suoi. Con l’Italia bisogna correre. Correre molto dice. Non esistono tattiche. Tutto è allenamento. Oggi si scopre che le due operazioni, apparentemente slegate tra loro, in realtà erano connesse proprio dal contratto segreto e l’una era il rimborso dell’altra.

Alla fine Mussari si è dimesso dalla presidenza dell’Associazione Bancari Italiani.
Forza azzurri, dice la Gazzetta dello Sport.
La scelta di Mussari all’ABI diceva il Sole 24 ore all’epoca: E’ destinata a dare maggiore dinamismo e aggressività all’associazione bancaria italiana, non solo per ragioni caratteriali e anagrafiche ma anche per la complessità che il settore del credito deve affrontare.

It’s so quiet, sta dicendo l’inglese accanto a me.

Sospetta una sconfitta clamorosa. Qui c’è puzza di sconfitta. E forse è vero. Un accordo segreto siglato nel 2009 tra gli allora vertici di Banca Monte dei Paschi di Siena, di cui Mussari era presidente, e i vertici della banca giapponese Nomura per una ristrutturazione del debito.

Se l’Inghilterra supera l’Uruguay, la nazionale è già agli ottavi.

Secondo tale accordo, Mps decide di migliorare la tipologia del rischio finanziario a cui era esposta con il derivato Alexandria, basato su rischiosi mutui ipotecari che Nomura si è detta disponibile a scambiare in cambio di rischiosi derivati della banca giapponese, creando per Mps un buco che alcuni stimano pari ai 740 milioni di euro.

Peter Klaus Diehl ha contato gli spiccioli raccolti nella custodia.

Lui ha suonato a Ravenna. Milano. A Legnano. Saronno. Bormio. Madonna di Campiglio. Courmayeur. Vipiteno. Teramo. Bari. Trani. Otranto. Catania. Palermo. Gubbio. Perugia. Immobile, Perin, Cassano, Balotelli, Insigne, Abate, Buffon, Barzagli. E molte altre città. La prossima partita è con l’Uruguay.

C’è aria moscia qua intorno.
It’s too quiet ha ripetuto l’inglese.
E’ preoccupato, se perde l’Italia se ne tornano a casa anche i britannici.

Peter ha sistemato il flauto nella custodia. I giocatori del Costa Rica sono dei perfetti sconosciuti ha detto Balotelli. Anche quelli della panchina sono sconosciuti. Chissà se ci sono state sostituzioni ho pensato. Mussari è stato sostituito alla presidenza. E anche all’ABI è stato sostituito. Questo non è il mio lavoro, ha detto Mussari. E non voglio confonderlo con la professione: tornerò a fare l’avvocato, che poi è quello che so fare.

Le campane del Duomo hanno bucato l’aria. La delegazione russa ha lasciato il museo.
Il turista inglese ha ripetuto: it’s too quiet. It’s really quiet.
Non sentiva i clacson ha detto lui.
Non vedeva le bandiere in giro per le strade. It’s too quiet, ha detto sconsolato.
Basta, ha gridato la moglie. Stop it. Please, stop it. Will you?
Comunque bisogna considerare il tesoretto della differenza reti, questo ho detto io, per farlo stare più tranquillo almeno fino all’hotel.

Comunque la morale strampalata della partita di oggi è questa secondo me.
Un tempo, l’imperatore Carlo V entrava dentro le mura delle città-stato galoppando fiero alle testa delle truppe vittoriose. E si vinceva in due modi: o i soldati affamavano il popolo con l’assedio, oppure pagavano un traditore che di notte apriva le porte. Adesso, nell’era liquida dell’aristocrazia finanziaria globale, l’imperatore non sfila più. Si limita soltanto a scalare le banche, è invisibile colui che sta alla testa delle truppe vittoriose. Ma quel che è peggio: è invisibile il traditore. A questo pensavo, mentre mi avvicinavo al camper, a due passi da Porta Tufi, incredibilmente spalancata.

Alfonso Diego Casella

 

ps – Alfonso Diego Casella (se lo cercate, lo trovate qui) è un amico della Bomba Carta e continua con il suo reportage sul ‘Contro Mondiale‘: la prima puntata, se ve la siete persa, la trovate qui . Alla prossima!

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