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Eventi, Santa Maria

Dopo la calata dei barbari

10 Mar , 2014  

Provando a mettere un po’ di ordine, a margine della Siena Sport Week, ci sono delle questioni che durante l’acceso dibattito sono state trascurate o alle quali comunque non è stato dato il giusto peso.

Ben venga l’orrore per la calata dei barbari, ma oggi che la normalità si è ristabilita dobbiamo annotare qualcosa. La città si è divisa su una questione fondamentale, coloro i quali sostengono: meglio un uso improprio che un edificio non utilizzato. E gli altri che invece dicono: meglio niente che tutto. Due universi questi che difficilmente si incontreranno. Diciamo poi che del primo universo fanno parte gli amministratori ma anche alcuni commentatori cittadini ed aggiungiamo che bene o male questa è stata la giustificazione del Comune in consiglio comunale: abbiamo sbagliato è vero, ma almeno in 1600 sono entrati al Santa Maria (senza chiedersi però dove fossero e a fare cosa). Al secondo universo invece appartengo io, con una piccola postilla: prima di avere un’idea chiara su cosa il Santa Maria dovrà essere ed ospitare meglio limitarne l’uso. Piacerebbe a tutti un Santa Maria aperto e che sia davvero luogo di produzione e fruizione di cultura oltre che di arte, ma senza una politica culturale chiara si rischiano soltanto errori come quello della Sport Week. Non tutto ha pari dignità, questo significa avere una politica culturale: aprire e chiudere i cancelli in base alla qualità e al merito.

Altre brevi considerazioni: esiste sempre un assessore alla Cultura al Comune di Siena? La domanda credo sia legittima, il suo silenzio sulla Sport Week è stato imbarazzante,  così come lo è riguardo all’uso dei Magazzini del Sale e di altri spazi cittadini (ma dopo la chiusura della Lapini non avevamo detto tutti in campagna elettorale che andava trovata una soluzione analoga e migliore?), della candidatura europea e di tante altre cose che riguardano la cultura nella nostra città. Questo non per tirare la croce addosso al professor Vedovelli, che immagino sia turbato quanto noi da quello che è successo, ma per dimostrare che la cultura a Siena è in mano ad altre logiche che si rivolgono più all’assessorato al Turismo, alle guide turistiche ed alle associazioni di categoria. Oltre a loro hanno titolo di discutere di Santa Maria gli ex sindaci e gli ex amministratori, invitati a proporre le loro idee alla commissione cultura del Comune. Tutti gli altri, gli operatori, le associazioni, gli artisti stessi possono partecipare agli incontri aperti, dove tutti i cittadini avranno pari dignità di proposta. Perché l’idea del professor Barni o di Franco Ceccuzzi (per citare il primo e l’ultimo) conta più di quella di chi cerca di fare proposte culturali vedendosi sbattere le porte in faccia.

No, sinceramente non mi pare una buona strategia. Così come è pessima l’idea di investire 76 mila euro in un evento unico rimandando a casa i cittadini e le associazioni che ti chiedono un contributo minimo per le loro attività culturali. Attività, è  bene ricordarlo, che non sono personali o rivolte ai soli associati, ma veri e propri servizi per tutta la città.

Giuseppe Gori Savellini

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