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Eventi, Idee, Siena2019

L’opportuno e l’inopportuno nell’estate senese

5 Ago , 2014  

Avevamo detto qualche settimana fa che “non splende il sole sull’estate senese”; ora – condizioni meteo a parte – dobbiamo dire che c’avevamo preso in pieno. Ripercorriamo i fatti: il Comune di Siena pubblica un bando per chiedere ad associazioni o singoli operatori proposte per eventi estivi che formeranno un cartellone, il Comune ci mette il suolo pubblico, colui che propone, invece, tutto il resto. Appare subito chiaro, alla nostra redazione (ma non solo a noi), che con questo gioco il Comune mostra la non volontà o l’incapacità di scegliere o fare proposte in proprio. Si delega ad altri non soltanto l’ideazione di un cartellone culturale e di spettacoli, ma anche i relativi costi. E, inevitabilmente, si abdica al ruolo progettuale, accettando – e anzi ‘ringraziando’ – tutto ciò che arriva. Basta che sia gratis (per l’amministrazione ovviamente).
Succede poi che l’assessorato alla Cultura comincia a latitare, succede che gran parte degli operatori che quotidianamente si scontrano con la proposta culturale cittadina decidono di non partecipare al bando, succede che tra le proposte arrivate venga scelta (?) una manciata di eventi. Ma con quale metro? Sarebbe utile saperlo.
E ancora: chi paga il palco montato nell’Entrone per gli spettacoli di settembre (forse una delibera che stanzia tremila euro per spese varie in caso di eventi culturali è già una risposta, ma sarebbe contraria al bando pubblicato) sempre che ci sia un palco o ci si debba accontentare…
E infine: cosa accade a questo fantomatico cartellone costruito dalle proposte delle realtà senesi (poche, a dirla tutta)?
Succede che si perde in una sorta di oblio, che non viene promosso – eppure la comunicazione era uno dei punti forti del bando, Vedovelli dixit al tempo delle polemiche –  si annacqua in un silenzio strano, sopravanzato dal rumore (a volte giustificato, a volte meno) di tante altre iniziative pubbliche e private che si sono mosse da sole, fuori dal bando. Della famosa ‘Estate Senese’ resta poco o niente. O, per lo meno, di quel che resta si sa poco o niente.
Si sa che comprende, ad esempio, il Picnic Festival. Idea apparentemente brillante ma, come ci raccontano le cronache odierne, assai poco solida. Per non dire zoppa (per usare un grande eufemismo ipocrita).
E allora viene da chiedersi: il programma artistico del Picnic Festival è stato discusso e valutato attentamente? O almeno questo tipo di evento è stato scelto tra altri, anche grazie alla proposta artistica che faceva? Ma soprattutto: ci si è chiesti chi erano coloro che avevano avanzato la proposta al Comune, erano stati pesati e valutati tanto idonei da legare a loro il nome all’Estate Senese e, quindi, dell’amministrazione? Perché il rischio, in questi casi, è quello di accettare tutto e tutti, di far diventare istituzionale anche la proposta appena abbozzata, non solida; di eleggere ad evento dell’amministrazione anche quello di chi non è in grado di organizzare alcunché. E che magari, poi, manda tutto all’aria, con buona pace della progettazione, dell’immagine, della serietà anche solo formale.
Mentre i veri operatori, dovendo sopravvivere con questo lavoro che svolgono professionalmente, magari sono costretti a disertare, come tanti hanno fatto, rifiutando il bando. La domanda quindi è:  è opportuno per un’amministrazione comunale non scegliere i propri partner raccogliendo chiunque lo voglia?

Verrebbe voglia di citare De André: continuerai a farti scegliere o finalmente sceglierai. Ma la situazione è seria: si rende impossibile il lavoro degli operatori seri (o comunque con una provata capacità organizzativa, contatti e solidità) per dar credito a chi si improvvisa (spesso male) dandogli visibilità e ‘aderenza istituzionale’.
​Certo Siena ha fatto scuola in questo – come alcuni hanno troppo precipitosamente fatto notare – tanto che lo stesso  Ministero dei Beni Culturali ha avanzato una proposta simile per le Notti dell’Archeologia, salvo poi ritirarla di gran carriera dopo la ‘sollevazione’ degli operatori culturali (e nel silenzio di quei senesi che avevano inizialmente gioito).
Non vogliamo entrare nelle scelte artistiche dei singoli eventi (polemiche ce ne sono state, ma non ci interessano davvero) quanto piuttosto accendere la luce su un problema che è, prima di tutto, politico. Anche in tempo di spending review non tutti sono uguali e non tutto vale. E bisognerebbe imparare a pesare le proposte dei proponenti, prima di spalancare le porte al primo venuto, anche se è gratis.

Giulia Maestrini
Giuseppe Gori Savellini

 

ps – In questo pezzo si accenna solo alla “latitanza dell’assessore alla Cultura”, voci di dimissioni e di ripensamenti si rincorrono in città. A noi interessa solo che chi riveste e rivestirà questa funzione (che sia ancora Vedovelli o altri) sia persona all’altezza: politico, tecnico, giovane, vecchio, accademico o “civile”. Vorremmo solo non sentir più dire da un assessore in carica di essere rimasto stupito del tessuto culturale cittadino, vorremmo che un assessore in carica lo conoscesse il tessuto culturale (chiedere che da questo tessuto provenga è troppo, malauguratamente). Detto questo dovremmo parlare dei vecchi nomi che tornano alla ribalta, di un Vedovelli in polemica, di un Sindaco pronto al rimpasto, di una componente politica che scalpita in cerca di nuovi spazi, della proclamazione della Capitale Europea 2019 e della inopportunità, in questo contesto, di un cambio alla Cultura ma anche di un’assenza pratica e permanente, anch’essa quindi inopportuna. Ne dovremmo parlare e ne parleremo.

 

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