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Idee, Santa Maria, Scenario

Facciamo a… gara

15 Apr , 2016  

(ovvero, ‘rapido’ spiegone sulla gara di semi-concessione bandita dal Comune per la gestione del Santa Maria della Scala)

La prima cosa che salta all’occhio è la complessità di questa gara. Innanzitutto per la diversità dei servizi richiesti, riporto testualmente dal capitolato (che per intero trovate QUI): «pulizia e accoglienza per il pubblico (sorveglianza, biglietteria, portineria, servizi didattici e bibliotecari, promozione e comunicazione, organizzazione mostre, eventi e visite guidate, gestione dell’ostello, caffetteria, informazione e accoglienza turistica, servizi turistici e bookshop)» implicano che a partecipare sia, per ovvi motivi, un raggruppamento, un pool di realtà con diverse professionalità, raccolte intorno a un soggetto forte.

Se non bastasse la descrizione dei servizi, ci vengono in aiuto i requisiti tecnici richiesti (anche in questo caso, direttamente dal capitolato)

Si considerano in possesso di adeguata capacità tecnica, economica e finanziaria le imprese che negli ultimi tre anni:

a) abbiano realizzato servizi di biglietteria e sorveglianza per un importo medio annuo pari o superiore a € 600.000,00=;
b) abbiano realizzato almeno cinque servizi di organizzazione di eventi espositivi e mostre;
c) abbiano gestito in regime di concessione per conto di Enti pubblici almeno un plesso museale con un numero di visitatori non inferiore a 100.000 annui;
d) abbiano gestito un’agenzia turistica;
e) abbiano gestito almeno cinque campagne pubblicitarie a livello nazionale;

(..e altro…)

Insomma, non tutti possono permetterselo. La gara poi, dicevamo, è complessa anche da preparare: tra i documenti da presentare, oltre all’offerta economica e a quella progettuale, vanno inseriti anche un progetto d’identità visiva del Santa Maria della Scala e un progetto di comunicazione per il museo e per le singole iniziative e, infine, un piano economico-finanziario, articolato sull’intero quinquennio, che evidenzi l’importo dell’investimento proposto. Oltre alle competenze, ai progetti visionari e alle buone idee, dunque, c’è da mettere i soldi sul tavolino: una parte arriveranno dagli introiti, chiaramente, ma sul medio periodo il Santa Maria dovrebbe movimentare qualcosa come 7/8 milioni di euro.

Questo è un bene, da un certo punto di vista: screma verso l’alto, attira soltanto soggetti che abbiano professionalità, competenza e solidità tali da prendersi in carico un impegno di questo tipo e  rispettarlo sull’orizzonte dei cinque anni, altro aspetto fondamentale di questo bando. Anzi, di dieci giacché è già prevista nel capitolato la possibilità di rinnovare alla scadenza per altri 5 anni, in tal caso con il contributo comunale dimezzato.

D’altronde, era l’unico modo che aveva l’amministrazione per dare un futuro al Santa Maria della Scala: un complesso che, soltanto per stare aperto e funzionante, costa oltre 1 milione di euro l’anno non può – e non deve – pesare soltanto sui conti pubblici. Non è materialmente possibile.

Quel milione di euro, poco meno, sarà il contributo che l’amministrazione erogherà al soggetto vincitore nell’intero quinquennio (980mila euro, di cui 160mila torneranno però indietro come canone di occupazione degli spazi), a questo si aggiungeranno gli investimenti strutturali: in parte già deliberati (come quelli per la messa a norma di Squarcialupi, ad esempio) e in parte in arrivo da altri canali di finanziamento, come il Por regionale sulla via Francigena che permetterà di riaprire la strada interna.

Tutto bene, dunque? Forse. Ma con un rischio.
Chi vincerà la gara dovrà, necessariamente, mettere in piedi attività che portino reddito. Non soltanto quelle stabilite – bookshop, caffetteria, servizi di accoglienza turistica etc – su cui comunque una percentuale degli introiti andrà a finire nelle casse comunali, ma anche altre. Dovrà trovare sponsorizzazioni e partnership e dovrà immaginare proposte nuove. Qui c’è il vero rischio. In quella parte della gara che parla di «proposta culturale ed organizzativa per eventi, mostre e visite guidate»: la progettazione, insomma, vero scoglio su cui rischia di infrangersi la collaborazione tra pubblico e privato.

Dovrà essere bravo e lucido, allora, Daniele Pitteri non come persona, è ovvio, ma nel suo ruolo di direttore e quindi di rappresentante dell’amministrazione – a vagliare, scremare, analizzare, vistare le proposte artistiche che arriveranno dal concessionario della gestione: perché – e, quantomeno, lui questo lo ha sempre detto – il Santa Maria non può accogliere tutti né tutto. Non tutto quello che fa reddito va bene per quel luogo. E, seppur nella sacrosanta partnership, le proposte artistiche e la progettazione culturale rientrano a pieno titolo nelle scelte politiche che riguardano una città e devono, quindi, garantire validità scientifica e curatoriale, compatibilità con l’identità di un luogo e, di conseguenza, restare saldamente in mano alla parte pubblica. Sarà questo il momento per delineare chiaramente i ruoli specifici della società che gestirà il servizio e quelli di chi progetterà la proposta culturale.

Ciò che accade e che accadrà dentro al Santa Maria della Scala delineerà, inevitabilmente, i contorni di questa città, i contorni della sua identità culturale; racconterà quello che Siena è e vuole essere. Non possiamo permetterci di sbagliare.

Giulia Maestrini

ps – sì. nella gestione del Santa Maria bisognerà per forza fare i conti con quella cosetta che le sta di fronte. la foto di copertina non è scelta a caso. ma questa è un’altra storia (per ora)

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