Vedran_Smajlovic

Idee, Libri

Le vampe, cupe, dell’autosufficienza culturale

13 Mag , 2014  

Date da ricordare. Quel 26 agosto 1992 quando al mattino i sarajevesi già piegati dai primi mesi di assedio sentirono odore di fuoco, di carta bruciata. Quando le strade erano invase di bruscoli neri, bruciacchiati. Erano i libri in fiamme, distrutti, ridotti in cenere della Vijećnica, la biblioteca di Sarajevo. Libri, documenti antichi, simboli dell’unione culturale della città bosniaca dove culture differenti convivevano da secoli. La notte precedente la biblioteca fu infatti bersaglio degli obici dei serbi di Bosnia asserragliati sulle alture attorno alla città. Quell’edificio annerito è rimasto uno dei simboli di quella assurda guerra civile. E qui veniamo alla seconda data da ricordare, quella del 9 maggio 2014, quando finiti i restauri (finanziati da nazioni ed associazioni di tutto il mondo) la biblioteca della Vijećnica ha riaperto le porte.

“L’Europa ha scelto il 9 maggio come sua festa perché in quel giorno era stato battuto il fascismo. La costruzione dell’Unione europea ha fatto superare il fascismo delle società dei suoi paesi, stabilendo nuove fondamenta di libertà, tolleranza, parità tra popoli, solidarietà e democrazia. Tutto questo è sintetizzato dalla Vijećnica. Lei è il simbolo della vittoria sul fascismo”. Queste sono state le parole del sindaco di Sarajevo, Ivo Komšić, che hanno dato nuova vita allo spazio della biblioteca dopo 118 anni dalla sua prima apertura (22 dalla distruzione e 18 dall’inizio dei lavori). La Vijećnica è stata restituita ai cittadini di Sarajevo ma in generale a tutta l’Europa ed al mondo come simbolo di rinascita, di ripresa, come emblema di uno spazio culturale vivo che risorge e fa rinascere una società dagli orrori di una guerra.

Non sarà solo biblioteca, ma spazio vivo di produzione culturale con un uso multifunzionale del palazzo: non sarà solo la sede del Comune ma anche sede di parte del Fondo nazionale e del Fondo universitario della Bosnia Erzegovina, oltre a fungere da museo e da luogo di ritrovo.

Chi mi conosce anche solo in parte sa della mia passione, del mio amore o della mia ossessione per i balcani e per la Bosnia Erzegovina. Ecco spero che questo momento, questa riapertura, abbia davvero un significato che vada al di là delle belle intenzioni. La situazione in Bosnia è ancora tesa e problematica, la fine dei conflitti non ha raffreddato le ostilità, certo questo è un segnale importante ma troppo spesso non basta spegnere un incendio bisogna fare i conti con il passato e la riapertura della biblioteca di Sarajevo deve, per forza di cose e per il bene di tutta Europa, andare in questa direzione. Se tra le intenzioni di chi l’ha distrutta durante un assedio infinito c’era anche quella di dimenticare un passato di multiculturalità, non potrà mancare tra le intenzioni di chi oggi la apre quello di ricostruire un tessuto aperto, un luogo che vada oltre le appartenenze e le provenienze. Soprattutto ogni spazio culturale – a Sarajevo come nel resto del mondo – deve essere un luogo da vivere oltre “l’uno”, un luogo dove conoscere culture, idee, politiche, progetti, tradizioni e radici che un minuto prima di varcare quella soglia non ci appartenevano. Ma che adesso, generosamente, sono nostre.

La nuova Vijećnica non può diventare un monumento che copre e rimuove un passato difficile, deve essere un luogo aperto di documentazione, confronto, scontro ma finalmente anche incontro.

Giuseppe Gori Savellini

ps- il titolo cita di proposito “Cupe vampe” canzone dei Csi che racconta proprio il rogo della biblioteca di Sarajevo.

ps2 – chi vuole qua un video “memento

ps2/bis – questo invece un bel video della festa del 9 maggio scorso

ps3- la biblioteca della facoltà di Lettere aveva fatto una specie di gemellaggio con la biblioteca di Sarajevo nel periodo dell’assedio. Ne erano testimonianza le foto appese qua e là. Che fine ha fatto quel gemellaggio? Sarebbe interessante riparlarne.

 

nella foto, celebre, Vedran Smailović che nella biblioteca durante l’assedio di Sarajevo suona l’Adagio di Albinoni

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