image

Idee

Luci e ombre

30 Dic , 2014  

ovvero, bilanci e propositi su quello che è stato e su quello che sarà

Fine anno, tempo di bilanci. Che si sa, spesso sono poco veritieri, sbattuti tra la tentazione di essere indulgenti verso i propri errori o esageratamente critici per mettersi a riparo dal “ve lo avevo detto”. E tempo anche di buoni propositi che, ahinoi, il più delle volte svaniscono all’alba, quando scemano i fumi dello champagne.

Tuttavia, proviamoci lo stesso, tentando di essere lucidi ed equilibrati, pur sapendo che è quasi impossibile non scivolare via in declini pericolosi.

Il 2014 è stato, innanzitutto, l‘anno in cui abbiamo perso la corsa a Capitale europea della cultura 2019. Questo è indubbio e scritto nella storia. Abbiamo affrontato una scommessa, con le forze di chi ci ha provato e la vis polemica di chi ha criticato; alla fine abbiamo perso tutti, gli uni e gli altri, e la scelta di chi ci ha preferito Matera – nel bene o nel male, nel torto o nella ragione – è una verità storica che non possiamo né dobbiamo mettere in discussione.
Ma è stato anche l’anno in cui ci abbiamo provato. In cui abbiamo messo in piedi un progetto che, certo, non è bastato e che, certo, ha fatto degli errori ed evidenziato delle pecche, ma che in un’altra epoca sarebbe stato perfino impensabile. Non perché non ne avessimo già allora le capacità ma perché non ne sentivamo il bisogno. Perché correre, rischiare, mettersi in gioco non serviva quando il nostro sostentamento esisteva comunque, senza se e senza ma, senza distinzioni, senza necessità progettuali, senza esigenza di competenze.

Il 2014 è stato anche l’anno in cui, sulla cultura, sono usciti i nodi più complicati e su cui il dibattito cittadino si è maggiormente infuocato. Il Santa Maria che non trova la propria strada, il bando per l’estate senese che affida spazi pubblici a soggetti non sempre all’altezza, l’assessorato latitante che spesso non dà le risposte che gli operatori si aspettano, la Pinacoteca che trasferisce collezioni ma non ha i soldi per pagare i sorveglianti, la Chigiana che cambia lo statuto e fa gridare (senza grande approfondimento) allo scandalo-privatizzazioni, le compagnie teatrali che vanno all’attacco e lamentano la creanza di spazi, le gare d’appalto che si intricano e lasciano musei temporaneamente chiusi e spenti, i dati sullo sbigliettamento che ci fanno scivolare in basso nei rapporti regionali. Sono tutti aspetti problematici e negativi che di certo evidenziano un vuoto progettuale. E la necessità di porvi rimedio. Ma che, con la stessa forza dirompente, ci mettono di fronte una città che su queste questioni vuole e sa interrogarsi e dibattere. Una città che ha, comunque, sete di cultura, intesa in ogni sua sfaccettatura. Ci sono cose che non hanno funzionato, è vero, ma c’è anche tanta, tantissima voglia di farle funzionare d’ora in poi.

Ecco, dunque, che non tutto è perduto. Che la cultura-Cenerentola – ignorata e bistrattata in passato, quando la politica culturale diventava opaca ombra delle grandi mostre e dei grandi eventi pagati da altri – non sarà ancora pronta per debuttare al ballo, ma quanto meno si sta cucendo il vestito. Portiamoci questo, con noi, come buon proposito per il 2015. Che le energie non vadano sprecate in nome delle ripicche, che le intelligenze non vengano frenate in nome delle appartenenze, che i vuoti non restino vuoti in nome della trattativa e che a riempirli ci vadano figure in grado di portare un contributo competente e appassionato.

E portiamoci anche qualche piccola, buona regola.
Parlare meno e ascoltare di più.
Guardare oltre, anziché al proprio tornaconto.
Sporcarsi le mani, anziché criticare chi lo fa al posto nostro.
Cercare di avere una visione di insieme, anziché tante mini visioni da ‘orticello’.
Allargare la riflessione al contemporaneo anche quando è scomodo e impopolare.
Ricordare sempre da dove veniamo, ma mai sottometterlo al dove vogliamo andare.
Immaginare la cultura come viva e di mutevole.
Fuggire dalla tentazione di relegarsi a guardiani silenti di mausolei impolverati.
Accettare l’ipotesi remota che qualcosa di sconosciuto possa perfino essere buono.
Rischiare, provare, scommettere, sognare, costruire.
Senza piangersi addosso.

Sarebbe già molto.

La frase più pericolosa in assoluto è: abbiamo sempre fatto così.
(Grace Hopper)

Giulia Maestrini

  • Share on Tumblr
Condividi su:


Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *