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Idee

Non siamo tutti Charlie Hebdo

10 Gen , 2015  

L’oceano di parole che ha invaso ogni medium all’indomani della strage di Parigi al Charlie Hebdo consiglia economia di linguaggio. Il naufragar sarà pur dolce in qualche mare ma certo non lo sarebbe mettersi a fare rastrellamento, processo sommario e fucilazione della ridda di stupidità, cattiverie, ovvietà, meschinità, piagnucolii e off topic a cui abbiamo assistito. Forse meglio limitarsi a un solo concetto, uno solo, che è l’essenza stessa di quello che è stato il lavoro di chi purtroppo ha pagato con la vita la sua passione e la sua arte (no, nessuno dimentica chi è morto cercando di difenderli). Non c’è commento da fare, è tutto qui, in un vuoto, un nero, un buco, una mancanza. “Ecco, è successo. E ora?”  Tutti noi che di arte viviamo coltiviamo ancora l’illusione di essere parte di questo calderone sobbollente che dona cibo per l’intelletto e il pensiero di tutti, non certo abbiamo scelto questo mestiere per divenire efficienti riempitori di moduli e primedonne del teatrino dell’ovvio. Il calderone, quindi. L’ingrediente essenziale della squisita pietanza che in esso cuoce ha un nome di cui nei tempi andati, di continuo e volentieri, si è fatto scempio e strame. Libertà. Libertà di pensiero, libertà di satira. La libertà di satira ha un difetto non da poco, si altera immediatamente a contatto con un gran numero di elementi, la sicurezza, la convenienza, la prudenza, la forma, il cerimoniale, e persino l’educazione, il rispetto, l’onore. Sotto al giogo delle regole si falsifica, si altera, va a male; e così conciata, semplicemente, non serve. La satira ha bi-so-gno di essere blasfema (assieme ad “aborto” e a “mestruazioni” costituisce la triade maledetta delle parole più brutte del nostro vocabolario)! Sono sue componenti essenziali la provocazione, la scomodità, perché no la ferocia a volte. E’ “blasfema” per definizione, lo sarà sempre, almeno per qualcuno; proprio per questo la blasfemia non esiste: è componente insito e strutturale dell’arte tutta, e in particolar modo della satira. La satira non deve avere limiti. Questi limiti sono determinati dagli stessi soggetti che quei limiti li hanno creati e disegnati secondo il proprio piacimento, la propria ideologia, la propria religione. Ma chi non appartiene a quell’ambito perché mai, se non per una lodevole iniziativa di quieto vivere che però mal si concilia con gli scopi stessi della rappresentazione satirica, dovrebbe adeguarsi a questa visione e a questi limiti? E se il bersaglio sono potenti e potentati, non sarebbe, come è stato in ogni tempo, facile per loro stabilire tutti i limiti che vogliono? Al solito la soluzione è semplice, chiara. Nessun limite. Il gradimento o lo sgradimento saranno il loro tribunale, nient’altro.

Soffiamo via la polvere della paura dalla nostra voglia di libertà, rimettiamoci a immaginare e facciamoci coraggio, non ci rinchiudiamo nell’ospizio della sicurezza. Tanto, tranquilli, non siamo tutti Charlie Hebdo.

 

Alberto Massi

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One Response

  1. Michele Borgogni scrive:

    Un pezzo molto ispirato

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