Scala

Idee, Santa Maria

Santa Maria del Sottoscala

8 Nov , 2014  

Vi ricordate l’atto d’indirizzo sul Santa Maria della Scala? Facendo i conti sta scadendo il tempo per trovare una definitiva definizione a quello “spazio”. Cosa sarà il Santa Maria ancora è piuttosto difficile da dire, perché al di là delle belle idee che vanno soprattutto nella definizione giuridica, ancora manca nel dibattito pubblico un ragionamento sulla funzione di quell’antico museo. Perché di museo si tratta e si deve trattare. Di uno spazio delicato ed un bene culturale inestimabile.

Sinceramente in questi mesi si è sentito parlare di Santa Maria per tanti motivi, ma nessuno più che mi fornisca una visione, un’idea, una progettualità che vada oltre la forma giuridica o le modalità di apertura. Io vorrei sentir parlare di produzione culturale, di spazio aperto alle esperienze qualificanti che in Europa si stanno sperimentando in fatto di arte, di offerta e produzione di cultura. Sappiamo tutto sulle Fondazioni di partecipazione, sappiamo molto sui consorzi pubblici, sappiamo financo anche se a grandi linee cosa era il Piano Canali, ma di cosa vorremo farne del Santa Maria dall’anno prossimo, io ancora non ho sentito una parola.

Non dovrà essere un “eventificio” qualcuno dice. Non dovrà essere solo un museo, gli si risponde. Quindi che sarà? Una Fondazione, ci rispondono. E con questo come sempre si ferma tutto. Si torna alla definizione giuridica. Anzi, oggi sappiamo che saranno due fondazioni in una, quella per salvare il Piano B della candidatura europea a capitale della cultura e quella che gestirà lo spazio Santa Maria come da atto di indirizzo. Della prima sappiamo che dovrà progettare proposte culturali per la città ed intercettare risorse europee (tramite fondi strutturali) per mettere in pratica alcune delle linee guida dettate dal “bid book”, della seconda sappiamo che dovrà gestire la struttura, lo spazio, la parte di Santa Maria che via via sarà salvata dal degrado e dall’abbandono. Che uscirà dal sottoscala.

L’assessore Paolo Mazzini intervistato da noi della Bombacarta – venerdì in Siena Cult Sera – ha detto chiaramente che se in passato, quando le risorse disponibili erano apparentemente inesauribili, avessimo pensato al recupero, alla trasformazione ed alla progettazione di quegli spazi anziché alle mostre evento oggi forse godremmo di un museo moderno, capace anche di fare ricerca a produzione. Questo, ahinoi, non è avvenuto. Adesso l’amministrazione sta terminando una messa a norma di spazi che consideravamo già avvenuta ma scopriamo che le ultime mostre al palazzo Squarcialupi sono state fatte con deroghe temporanee di agibilità. Alla Giunta Valentini l’onere di tener chiuso e di ultimare (o riprendere) i lavori, ai loro successori l’onore di pensare un futuro.

Un museo è qualcosa che va vissuto ogni giorno, una mostra invece è un grimaldello che i privati usano per snaturare quello spazio, per sostituirsi ad esso. Abbiamo l’esempio del museo dell’Opera del Duomo, dall’altra parte della piazza, che ha letteralmente ceduto un “ramo d’azienda” ad una società privata che opera nel campo dei beni culturali. La stessa che il sindaco Valentini ha ringraziato per aver investito nell’ultima mostra, disallestita pochi giorni fa. Se negli ultimi mesi quindi dobbiamo ringraziare la mostra di Staino per l’apertura del Santa Maria, per il futuro dovremo ringraziare altre due mostre per lo stesso motivo. Mai che il Santa Maria possa essere aperto perché attivo, perché fucina di produzione e progettazione. Ma in fondo basta leggere la delibera di affidamento della sorveglianza per i prossimi mesi, mai una volta che si citi il codice dei beni culturali, sempre e soltanto quello degli appalti, ci fanno notare gli esperti. Certo, è giusto, come se affidassimo la sorveglianza di una palestra pubblica o dei macelli comunali e non di un complesso monumentale unico al mondo. Con queste premesse non vedo facili sviluppi. Avremo una Fondazione, avremo un Cda ed un presidente. Avremo, spero, un comitato scientifico ed un ufficio di progettazione. Ma non so quando e se avremo un’idea di cosa fare di quegli spazi, di come trasportarli nella contemporaneità. Perché questo manca a Siena: la voglia di sperimentare. Ben venga la pinacoteca al Santa Maria e ben vengano le mostre temporanee, purché si comprenda che la rotta degli ultimi anni è fallimentare e per sperimentare c’è bisogno di persone nuove, di idee diverse, insomma c’è bisogno di rischiare.

E sapete cosa mi fa più paura? Il silenzioso lavorio di chi non si decide a farsi da parte, di chi ha visto nella sconfitta di Siena2019 la propria definitiva consacrazione, senza rendersi conto che invece in questo momento in città c’è una mortale assenza di intellettuali, di personalità riconosciute ed ascoltate. Questa guerra ha avuto come unico risultato quello di bloccare nuove idee, perché chi si considera vincitore è in realtà sconfitto da tempo, ma impedisce il riconoscimento di figure nuove. E soprattutto di idee nuove. Con questi chiari di luna c’è davvero da aver paura: ci ritroveremo una fondazione fatta da chi non vuole lasciare spazio agli altri e in continua guerra con il resto della città. Questo potrà essere divertente (per alcuni), adrenalinico (per loro), ma affosserà definitivamente ogni visione in chiave europea e contemporanea di Siena e delle proprie possibili espressioni artistiche.

Giuseppe Gori Savellini

 

ps- La puntata di “Siena Cult Sera” sul Santa Maria della Scala la trovate qui.

ps2- La foto di copertina è di Piccia Neri (la trovate qui)

 

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