Staino

Arte, Eventi, Idee, Santa Maria, Siena2019

Una mostra fuori Scala

9 Apr , 2014  

C’è differenza tra fumetto e vignetta? C’è differenza tra umorismo e satira? C’è differenza tra una mostra ed un omaggio? Da qualche giorno mi passano per la testa domande di questo tipo, dopo l’inaugurazione della mostra dedicata al lavoro di Sergio Staino “Satira & Sogni”, sottotitolo: disegni, acquerelli, opere digitali. Diciamo subito che la terza componente del sottotitolo è preponderante, forse non in termini numerici ma senza dubbio è ciò che ci resta in mente dopo una prima visita, perché le opere digitali sono troppe e  su supporti poco adeguati (mentre sono poche, purtroppo, le affascinanti tavole originali dei disegni).
Detto questo, passiamo di gran carriera a dire che il resto della mostra è un omaggio sincero non soltanto ad un disegnatore di successo, ma in generale a oltre trent’anni di satira italiana. Certo, non è il nobel a Dario Fo, ma Bobo nel bene o nel male rappresenta la critica sociale di una sinistra benpensante, sobria e ‘perbene’ che negli ultimi anni è decisamente mancata. A mio parere (Giuseppe) la satira ha la dignità di essere in mostra, la satira ha la diginità di rappresentare un paese perché parte dalle lotte sociali e quotidiane per destrutturare il potere con l’arma acuta della risata. Ripercorrendo le tavole di Staino si ripercorrono gli ultimi anni del nostro Paese attraverso l’ironia ed i tratti semplici dei personaggi da lui ideati.

In questo senso la mostra è vincente.

Ma se l’obiettivo fosse stato quello di voler ridare al Santa Maria della Scala una posizione di primato tra le grandi mostre nazionali, allora dovremmo rivedere la nostra idea, così come se lo scopo fosse stato quello di fare un percorso scientifico ed artistico esaustivo ed innovativo. In questo senso la mostra non vince. Non vince a causa di un allestimento ‘fuori scala‘, in spazi non adatti: sale strette per i fondali teatrali, sale enormi per le strisce del primo periodo esposte come incunaboli; luci opinabili e stampe su supporti che non sempre rendono al meglio.

Coraggiosa, certo, l’operazione grazie anche alla scrupolosità di Maurizio Boldrini e Claudio Caprara e probabilmente sarà vincente dal punto di vista commerciale. Quindi va bene, bene che ci sia, ma ancora una volta dobbiamo indicare nella mancanza di una politica culturale il problema principale non della mostra, ma del contesto in cui è nata. Abbiamo puntato il dito sul fatto che troppo spesso il pubblico abdica a favore del privato la decisione delle linee politiche culturali della città e dobbiamo dire che, anche in questo caso, si vede che l’operazione nasce fuori da una progettazione di lungo periodo: un grande evento scollegato dal disegno che la città vuole darsi per il futuro. Semplicemente perché quel disegno non c’è. Realizzata poi da Civita-Opera, società che già gestisce tutti i musei di Piazza Duomo e quindi, ancora una volta, è il privato a ‘fare‘ ed il pubblico a ringraziare. E se la scelta della mostra appartiene al pubblico ma l’investimento è solo del privato, cosa succederà quando il privato legittimamente preferirà non intervenire perché non crede in un progetto? Semplice: quel progetto non si farà, quindi la politica culturale sarà in mano a chi tiene i cordoni della borsa, oggi appunto il privato.

Poi ci diranno che la mostra invece si inserisce perfettamente nelle linee guida di Siena Capitale 2019, anche perché Staino è affetto da una forte miopia e quindi anche qui tornano le tematiche della cultura come ‘cura’ e dell’accessibilità che Siena 2019 propone e che già hanno pesato nella scelta della pittrice del drappellone del Palio di luglio. E ci diranno anche che dal punto di vista economico è un’importante inversione di tendenza perché – al contrario di quanto accaduto con McCurry – stavolta la ripartizione degli introiti derivanti dai biglietti è favorevolmente sbilanciata nei confronti del Comune (70%, contro 30% al privato… ma una volta coperti i costi di allestimento, attenzione!, quindi c’è da sperare che di biglietti se ne stacchino a mazzette intere…). Sinceramente però, detto con tutto il rispetto possibile, pare un po’ poco.

ps – Che la satira e il fumetto rientrino o meno nella concezione di arte è questione più ampia da sviluppare e soggetta a interpretazioni e sensibilità personali. Personalmente (Giulia), per la riapertura del Santa Maria della Scala dopo un lungo silenzio avrei preferito una mostra, come dire, di un artista. Magari contemporaneo. Giusto per ricordarci che in questa città sappiamo ancora guardare non dico al domani, ma quanto meno all’oggi.

Giuseppe Gori Savellini
Giulia Maestrini

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