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Arte, Idee, Santa Maria

Come possono risorgere le città d’arte. L’esempio di Siena

15 Nov , 2014  

(Discorsi e ricorsi storici, ovvero chi non la fa non l’aspetti)

 PROLOGO. In consiglio comunale, il prossimo 27 novembre, l’amministrazione presenterà la bozza del nuovo assetto organizzativo e gestionale che sarà dato al Santa Maria della Scala: pare che il modello di riferimento sia una fondazione di partecipazione pubblico-privato al 50 per cento come quella che gestisce, ad esempio, Palazzo Strozzi a Firenze. Ma la forma gestionale è solo un dettaglio (anche se ha monopolizzato la discussione politica degli ultimi due anni). Quello che serve e che manca al Santa Maria oggi è soprattutto una visione progettuale: così noi della Bomba siamo andati a rileggere e a riscoprire, nel passato e nella storia, cosa ha immaginato chi ci ha pensato prima di noi.

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Nel 1903 nasceva a Siena la Società Amici dei Monumenti su iniziativa di Fabio Bargagli Petrucci con il fine di conservazione, ricerca, tutela e divulgazione dell’arte senese, ma non solo. Gli intenti filantropici di proselitismo e affezione al patrimonio municipale rispondevano all’esigenza di salvare le opere dai trafugamenti e le chiese delle espoliazioni, allora piuttosto comuni. Gli scritti presenti sui primi due numeri della “Rassegna d’Arte Senese” già “Bullettino della Società Amici dei Monumenti” (1905) offrono notevoli spunti di riflessione sul tempo attuale, per la lungimirante capacità propositiva, il cui orizzonte rasenta i confini dell’illusione, unita ad una chiara consapevolezza del valore e delle carenze delle istituzioni artistiche italiane.

La sfiducia verso una legislazione dei beni culturali carente, la consapevolezza di dover superare tutti i cavilli di una burocrazia che non fa distinzioni, si connettono all’idea di una svolta culturale diffusa per affidare ai cittadini stessi il compito di valorizzare la propria cultura. Bargagli Petrucci auspica per ogni centro culturale minore una rinascita a partire proprio dalle radici artistiche, nell’ottica più ampia di un risveglio dell’Italia intera.

Il discorso adombra talvolta una retorica populistica e demagogica nell’esaltazione dell’appartenenza, e assume a tratti la carica ideologica di una dichiarazione d’indipendenza di propaganda nazionalista, per meglio dire municipalista, dove si possono leggere accenni, neanche troppo vaghi, a una sorta di federalismo artistico di cui Siena sarà l’esempio. L’idea di Fabio Bargagli Petrucci era una città d’arte nel senso più ampio del termine, custodita dai suoi amorevoli abitanti, cultori del bello e propugnatori dello stesso ideale. Un’utopia di stampo estetico in cui sembra di riconoscere il senso di unicità e appartenenza, unita all’esaltazione delle virtù proprie dell’Atene democratica di Pericle.

La polemica sulla tutela del patrimonio artistico portata avanti dalla Società Amici dei Monumenti si fa incalzante nell’individuare “altre forme di vandalismo e ben altri reati di lesa maestà all’arte [che] si compiono in Italia e primo fra tutti quello che possiamo chiamare d’imprigionamento o sequestro delle opere d’arte nei musei”. La battaglia che la Società Amici dei Monumenti svolge contro i restauri, le demolizioni, gli scempi compiuti, ha alla base un progetto di arredo urbano che preveda la ricollocazione dell’arte nei luoghi originari, contro la smania di far musei e lasciare morire le opere, dimenticate, in gallerie che somigliano più a reliquiari. “Il suo più grande museo è quello segnato dalla cerchia delle sue rosse mura; [che] le sale più belle delle sue gallerie sono le chiese; [che] nessun museo al mondo ha dei corridoi così meravigliosamente creati come le nostre vie, ha degli ingressi così trionfali come le porte della città nostra, nessun faro più luminoso e più bello che, innalzandosi dalla piazza del Campo, guarda sopra ogni torre e ogni tetto”. Arte all’arte e arte nei i luoghi per i quali è stata creata, o se si preferisce, i prodromi di un’idea di museo diffuso che testimoniasse un governo giusto e partecipato.

L’impegno politico e ideologico che lo vide protagonista della scena culturale senese del primo Novecento, convinto sostenitore della necessità di salvaguardare e valorizzare il patrimonio storico artistico della città, rispondeva anche alla convinzione di poter istruire la popolazione attraverso un’educazione estetica al bello e ai valori municipali condivisi. La minaccia rappresentata dalle teorie socialiste che annunciavano la rifondazione della società a partire dal basso veniva neutralizzata attraverso un’opera di proselitismo, di sviluppo della sensibilità e dell’affezione al patrimonio culturale della città. “Siena a pare mio ha diritto ad un avvenire senza che mille camini fumanti sorgano a contrastare alle torri il dominio dell’aria e senza che numerose torme di scioperanti tengano, sulle vie e sulle piazze, sottomessa la ragione alla violenza”.

L’idea di una rinascita a partire dall’arte e dalla bellezza è una convinzione ben radicata del Bargagli Petrucci, influenzato dall’estetica dannunziana tipica di un nazionalismo “benigno” molto diffuso in Toscana ad inizio secolo, e trova una sistemazione coerente nell’articolo che introduce il secondo numero della Rassegna d’arte senese su “Come possono risorgere le città d’arte”. “L’esempio di Siena” è lo spunto per teorizzare uno sviluppo in chiave glocal (?) abbozzando alcune indicazioni che potrebbero essere tutt’ora valide, oltre ad una serie di suggerimenti che troveranno attuazione in parte solo in tempi recenti. Analizzando “l’ambiente le tradizioni, le attitudini” pone la domanda retorica di “uno scrittore di cose d’arte straniero” che chieda “qual provvisione hanno i vostri musei per incoraggiamento dell’arte locale?” Dopo aver constatato la confusione in cui versa la gestione museale territoriale, e forse anche quella “dei musei e delle gallerie governative”, ribadisce l’urgenza della sistemazione e del riordino delle raccolte e dei depositi dei vari musei dispersi e malfunzionanti, delineando un’idea di museo che accolga tutto il patrimonio accumulato ma disperso e la produzione di “arte moderna” degli artisti viventi (come si chiamava allora. Tra le altre cose Bargagli Petrucci fu un grande sostenitore della mostra sull’art nouveau del 1901, una delle prime in Italia, coinvolgendo diversi nomi internazionali, nonché quella ben più famosa del 1904 sull’arte antica senese). Questa nuova opera era l’ospedale novo, che avrebbe liberato il Santa Maria per farne il museo della città. La costruzione di un nuovo ospedale avrebbe permesso l’apertura di un nuovo spazio museale “sufficiente ad accogliere tutta la Pinacoteca e forse anche la Scuola d’Arte nei locali dell’antico ospedale di S. Maria della Scala”, “mentre la Biblioteca potrebbe invadere pian piano anche tutto il palazzo dell’Istituto di Belle Arti e il Museo Civico formarsi nella sua sede naturale che è il palazzo della Signoria”. Un piano di riordino degli spazi previsto circa 70 anni prima della sua messa in opera e che possiamo considerare non ancora concluso. Di certo dovrà essere rivisto e adattato alle mutate condizioni visto che “L’angelo benefattore” avrebbe dovuto “essere al solito, il Monte dei Paschi”. Sarebbe interessante seguire il modello di gestione finanziaria condivisa tra pubblico e privato che Bargagli Petrucci propone per il mantenimento delle nuove strutture museali e del rientro che beneficerebbero i finanziatori, ma ci addentreremmo in scenari anacronistici (“?”) che sarebbe difficile dover affrontare oggi (doppio “?”).

Già in questi brevi scritti emerge la figura di un intellettuale trasversale ed eclettico (famosi i suoi studi su Le fonti di Siena e i loro acquedotti, come anche la moderna gestione delle sue tenute agricole in Val di Chiana, nonché la coraggiosa e sfortunata impresa editoriale di “Vita d’Arte”, rivista che si dimostrò attenta ai fermenti artistici più attuali) che sarà protagonista della scena culturale senese di inizio 900. Bargagli Petrucci fu sindaco di Siena dal 1923 e poi podestà fino al 1936 quando si dimise per dissenso al regime. La sua idea visionaria di un’estetica politica – che è cosa ben diversa dal suo contrario – , in cui l’arte e la cultura avrebbero dovuto essere i motori di un rinnovamento spirituale condiviso, prevedeva alcuni interventi avveneristici in città come, far rialzare le torri cimate dopo il ‘300, costruire la complanare che sorvolasse la valle di Fontebranda, o ancora la cittadella degli artisti nella valle di Follonica (progetti presenti all’interno del piano regolatore del ’32 illustrato da Arturo Viligiardi). Una visione del futuro ed un pragmatismo che la politica, quella povera, quella estetica, non (am)mettono insieme.

Ogni altro commento e confronto con il periodo attuale è riservato ai lettori che non si siano già addormentati.

 Jacopo Figura

ps – Le note sono tratte da:
F. Bargagli Petrucci, “Discorso del Presidente”, “Rassegna d’arte senese”, Siena, Anno I, numero I, 1905.
F. Bargagli Petrucci, “Come possono risorgere le città d’arte. L’esempio di Siena”, “Rassegna d’arte senese”, Siena, Anno I, numero II, 1905.

 

ps 2  -Chi fosse interessato ad approfondire le “imprese” di Fabio Bargagli Petrucci di seguito una breve bibliografia:
– AA.VV. Il segreto delle civiltà. La mostra dell’Antica Arte Senese del 1904 cento anni dopo, Protagon Editori, Siena, 2005.
– R. Barzanti, G. Catoni, M. De Gregorio (a cura di), Storia di Siena vol III, Alsaba, Siena, 1997.
– G. Catoni, Il Fiero Podestà, Protagon Editori, Siena, 2010.
– G. Catoni, Aspetti di cultura e di costume della vita senese dell’ultimo secolo, in Annuario – Ginnasio-Liceo E.S. Piccolomini, Pistolesi, Siena, 1965.
– D. Coccoli, L’istruzione a Siena dal 1814 ad oggi, Quaderni dell’Ist. Ed., Amministrazione provinciale, Ticci, Siena, 1984.
– M. Falorni, Arte Cultura e politica a Siena nel primo Novecento. Fabio Bargagli Petrucci (1875-1939), Ed. Il Leccio, Monteriggioni, 2000.
– N. Fargnoli, Fabio Bargagli Petrucci e il dibattito sulla legislazione di tutela del patrimonio artistico agli inizi del secolo, “Bullettino Senese di Storia Patria”, XCV (1988).
– N. Fargnoli, Fabio Bargagli Petrucci e Siena città museo, Il Campo di Siena, 5 maggio 1989
– G. Maccianti, La lenta corsa del tempo. Arte e cultura a Siena di fronte alla modernità tra il XIX e XX secolo, Ed. Il Leccio, Monteriggioni, 2006.
– L’istituto d’arte di Siena, ed. Il Leccio, Siena, 1986.
Siena tra Purismo e Liberty, catalogo della mostra tenuta a Siena, Palazzo Pubblico, 20 maggio – 30 ottobre 1988, Arnoldo Mondadori Editore S.p.A., Milano 1988, De Luca Edizioni d’Arte S.p.A., Roma, 1988.

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One Response

  1. Michele Borgogni scrive:

    Rialzare le torri, bella storia! E poi chi c’andava a San Gimignano?

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