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Cinema, Danza, Eventi, Idee, Teatro

Dagli Studi allo stallo

12 Apr , 2015  

C’è stato un tempo in cui l’istituzione culturale più importante della città produceva anche cultura. Nel senso: bene la didattica, la formazione, la ricerca e la conoscenza, ma in prima persona questa storica istituzione produceva spettacoli, cinema, musica oltre ad offrire anche una “stagione” di tutto rispetto. Chiaramente sto parlando dell’Università degli Studi di Siena, oltre dieci anni fa. E dico Università degli Studi perché a quei tempi nessuno aveva ancora tolto – sciaguratamente – quel riferimento agli Studi Senesi del dugento dal nome del nostro Ateneo cittadino. A quei tempi, dicevo, esisteva il progetto “Parole e Musica”, che produceva ed offriva alla città (prima alla comunità universitaria e poi alla città intera) una stagione teatrale, grandi eventi musicali e la possibilità di mettere in pratica ambizioni e risultati di studi e formazioni nel campo artistico: cortometraggi, documentari, spettacoli teatrali e addirittura produzioni editoriali e discografiche. Tutto questo c’era e funzionava. Attorno si era un creato un mondo, con pregi e difetti, che però aveva la peculiarità di essere un pubblico attento, curioso ed informato. In quegli anni nessun concerto andava deserto, non si parlava di mancanza di spazi teatrali, in quegli anni anche grazie all’Università la cultura cittadina era effervescente. Magari non eccelsa, ma eclettica, diversificata e praticata da un numero di senesi di gran lunga superiore ad oggi. Oggi che siamo capitale italiana della cultura.

Ma perché dico questo, non certo per nostalgia (che si sa è come l’oppio, intossica), ma perché nei prossimi giorni viene battezzata una nuova iniziativa che mette assieme le due università, il Comune e la Fondazione Toscana Spettacolo, si chiama Rinnòvati Rinnovàti (un titolo così brutto poteva essere mio) ed ha la peculiarità di essere nata in Ateneo proponendo un abbonamento speciale per gli studenti universitari. Un modo per ripartire a formare un pubblico nuovo che per forza di cose deve esserci dentro un’università. C’è poi il laboratorio di movimento creativo finalizzato ad una performance a maggio che Francesca Lettieri propone in queste settimane e pensato proprio per la comunità accademica. Ci sono poi le iniziative di “Siena e il suo doppio”, un ciclo di incontri che stanno tra l’accademia e la non accademia pensate da un gruppo di ricercatori del Centro Omar Calabrese (Cristina Addis e Giacomo Tagliani in primis) che partendo dalle mura universitarie hanno coinvolto operatori indipendenti, associazioni e spazi della cultura diffusa cittadina.

Personalmente già negli ultimi anni avevo scoperto la volontà dell’Università a rimettersi al centro della proposta culturale cittadina, mi ricordo davvero con riconoscenza e affetto le iniziative di “Legalità Organizzata”, promosse dal professor Verzichelli (teatro, cinema, libri, concerti) e le tante cose organizzate dal progetto Cittadinanza Studentesca che – a volte in modo eccessivohanno provato a sporcare di pop l’accademia stessa. Io stesso ho proposto un paio di anni fa una rassegna di documentari trovando ampia disponibilità dell’Ateneo e dei dipartimenti, ma difficoltà concrete nella specificità degli spazi a disposizione, ma la volontà di tutti già allora era quella di ripartire. Fino ad oggi qualcosa era però mancato, una distanza permaneva tra città e università, adesso pare che questo iato sia stato coperto, con le iniziative elencate e le altre che dalle porte del Rettorato si stanno aprendo agli operatori cittadini. Vedremo.

Non so se tutto questo significhi o meno una rinascita, un risorgimento, non lo credo in realtà, ma mi fa piacere annotare che non tutto è deserto e che di nuovo dal luogo vocato alla crescita culturale ed alla conoscenza vengano proposte iniziative per tutta la città. In apertura si parlava di ben altro, si parlava di produzione culturale di progetti ambiziosi e spesso vincenti, adesso ripartiamo dalla formazione di un pubblico attento, che è comunque fondamentale. In questo l’amministrazione non può stare a guardare ma sviluppare in modo concreto tutte quelle sinergie che rimettano in moto il cervello della nostra città, che per troppi anni è stato ostaggio di pochi pensieri, asfittici e livorosi. Noi, come BombaCarta, eravamo nati anche per questo e sappiamo che la strada da fare è ancora lunga e non bastano poche iniziative e neppure una giornata al Santa Maria della Scala per ripartire. Certo però ci danno un minimo di buon umore che in questi tempi insensati e bui non guasta.

 

Giuseppe Gori Savellini

 

ps- Dispiace poi annotare che ancora dall’amministrazione non sono stati resi noti i risultati del bando per le iniziative culturali da svolgersi nel primo semestre del 2015. I tempi, anche rispetto a quanto espresso nel testo del bando, si sono allungati all’inverosimile. L’unica cosa positiva di un bando del genere è che dava la possibilità di programmare e progettare con tempi non necessariamente ristretti, adesso che siamo a metà aprile e ancora nulla sappiamo dobbiamo renderci conto che di nuovo sarà una corsa contro il tempo, per i fortunati chiaramente che avranno ottenuto il tanto agognato contributo (una ripartizione non omogenea di 50 mila euro tra le diverse discipline individuate).

ps2 – Cito nell’articolo esperienze nelle quali sono direttamente coinvolti appartenenti al gruppo della BombaCarta o nostri amici. Nessun conflitto, a noi gli amici – come diciamo sempre in questi casi – piace sceglierli.

La foto – ci piaceva l’idea di una università aperta – è presa dalla pagina facebook dell’Università di Siena

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