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Eventi, Idee

Expo: non confondiamo lucciole e lanterne

5 Mar , 2015  

Arriva l’Expo, si salvi chi può! Non so perché, ma i dati diffusi con magnificente entusiasmo – 8 milioni di biglietti già venduti, di cui 5 all’estero e uno solo in Cina – a me fanno girare la testa. E per carità, lo so che è un evento importante, che smuoverà visitatori da tutto il mondo, che è una grande vetrina per l’Italia – sperando che la vetrina migliori, con il tempo, perché se ci mettiamo in vetrina su verybello.it, amici miei, siamo messi male, ve lo dico – ma non vorrei che tutto questo entusiasmo ci sfuggisse di mano. A sessanta giorni, poco meno, dall’inaugurazione ufficiale dell’Expo, a Milano si fanno le corse contro il tempo e i conti col pallottoliere per capire quante migliaia di operai servono per riuscire a concludere i lavori e evitare la figuraccia mondiale, ma altrove non si fa che parlare di come l’Expo aiuterà tutto e tutti e porterà la nostra terra all’attenzione di un pubblico internazionale fantasmagorico.

Ora, non vorrei essere la solita polemica, ma quando gli entusiasmi si fanno troppo accesi, a me si accende la lampadina del timore. Non sarà che tutto questo parlare di buon cibo e buon vivere alla fine ci darà alla testa? Di scivoloni, d’altronde, se ne sono già visti. A cominciare dalla disastrosa operazione “verybello.it” per continuare con le sponsorizzazioni targate Coca-Cola e McDonald’s che hanno fatto gridare allo scandalo i puristi della genuinità.

C’è da sperare che in casa nostra, per una volta, tenteremo di distinguerci e di fare le cose a modo, evitando facili ma opinabili gorgheggi e tarando bene le mosse. Iniziare con il veto della soprintendenza alla vela che avrebbe dovuto coprire l’Entrone (sic!) per l’anteprima Expo di fine marzo non è esattamente un buon biglietto da visita. Ché sant’Iddio, non era possibile parlarne prima e magari accordarsi nelle segrete stanze, anziché venire a lavare i panni sporchi davanti a tutti? Tant’è. Che la Regione abbia scelto Siena per la propria anteprima è cosa buona e giusta, e certamente è un bel colpo dell’assessore Pallai che, semmai ce ne fosse bisogno, continua a dimostrare il proprio peso specifico non solo all’interno della giunta senese e non solo all’interno della propria delega amministrativa. L’importante, tuttavia, è non confondere le lucciole con le lanterne. Ben vengano i mercati, gli show cooking, le degustazioni, la filiera corta e la valorizzazione delle eccellenze agroalimentari che, non ce lo dimentichiamo, hanno un peso specifico importante nella promozione del nostro territorio e nel suo appeal agli occhi del mondo.

Ma di alimentazione stiamo parlando. Di cibo, di natura, di sostenibilità, di impatto ecologico e ambientale, di buona e cattiva nutrizione. E, in seconda battuta, se vogliamo, di turismo. Non di altro. Sono certa che Siena abbia luoghi eccellenti da adibire con successo a tali manifestazioni e abbia capacità organizzative e progettuali per immaginare eventi intelligenti, legati a Expo, e non necessariamente pacchiani o fuori controllo. Come, ad esempio, sarebbe allestire un vivaio nel Cortile del Podestà. O magari infilare una bella degustazione di panforte al Santa Maria o di pane e formaggio al Museo Civico.

E non è questione di ragionare se il cibo sia o no cultura; lo è, chiaramente. Né di sproloquiare sulla necessità di rendere la cultura dinamica e moderna e accessibile a tutti, lamentando al contrario la polvere stratificata da museo delle cere. Non è mescolando affreschi e pane e formaggio che si rende la cultura dinamica e accessibile. Mescolando affreschi e pane e formaggio si stacca tuttalpiù, qualche biglietto aggiuntivo, tagliando un piccolo traguardo da breve periodo, buono per un comunicato stampa e nulla più.

Mi auguro che chi ha le competenze per farlo ragioni davvero sui temi portanti di Expo. Immagini iniziative intelligenti e ben strutturate. Basta vedere cosa ha fatto, ad esempio, il Palazzo Martinengo di Brescia – quella stessa Brescia dove è approdato l’ex senese Luigi Di Corato – con la mostra “Il cibo nell’arte. Capolavori dei grandi maestri dal Seicento a Warhol (3mila visitatori nella prima settimana) per capire che parlare di cultura e cibo si può. E che lo si può fare senza denigrare luoghi adibiti alla cultura, stravolgendo la loro funzione e la loro fruizione come hanno fatto, altro esempio, alla Galleria di Modena, divenuta vetrina del culatello tanto da portare alle dimissioni del direttore, Marco Pierini (senese pure lui, sì).

Mi auguro che “usare il traino di Expo” non sia soltanto invitare le delegazioni internazionali al Palio dell’Assunta sperando che così qualcuno decida di passare la nottata in città. Né che sia, tantomeno, dedicare a Expo il Drappellone. Il sindaco Valentini era stato categorico in conferenza stampa poche settimane fa: “Noi non dedicheremo un Palio a Expo, sono solo illazioni da social network“, l’ho sentito con le mie orecchie. Spero che non ci abbia ripensato. E che non abbia pensato che una qualsiasi scorciatoia o operazione di maquillage – tipo una fantomatica dedica alle tipicità del territorio – possa passare inosservata a chi, di certe cose, se ne accorge.

Giulia Maestrini

ps – l’immagine di copertina è una delle opera in mostra a Brescia.  Vincenzo Campi, Mangiatori di ricotta, olio su tela, 72 x 89 cm. Collezione privata

ps2 (ovvero un doveroso aggiornamento) – poche ore dopo la pubblicazione di questo articolo, la Giunta comunale ha deliberato la dedica del Drappellone per il Palio dell’Assunta. “Terra di Siena Terra del Mondo”, ovvero “uno dei tratti più tipici e universalmente riconosciuti dell’identità territoriale senese: quello della produzione agroalimentare e del secolare legame tra la città e le sue campagne“. Un altro modo di dire Expo. Nella stessa delibera la Giunta ha anche affidato l’incarico di realizzare il Drappellone a Elisabetta Rogai, la pittrice fiorentina che dipinge con il vino. Tanto vi dovevamo. 

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