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Idee, Santa Maria

Immobilismo e paura del conflitto

21 Mag , 2014  

“A volte una guerra genera delle conseguenze peggiori della guerra stessa”, è la frase di un vecchio film dove, a partire da una battaglia, si scatenavano conseguenze inimmaginabili che alla fine non permettevano a nessuno di poter dire con convinzione né di aver vinto né di aver combattuto per una causa giusta, nobile. Insomma, il classico caso in cui si dice: potessi tornare indietro me ne starei zitto e buono.

Noi, qua a Siena, ci ricordiamo ancora tutti la celebre “guerra della Zumba”, dove i fronti contrapposti erano chiari apparentemente… Chi diceva: utilizziamo il Santa Maria per qualcosa di serio e non per farci palestre e balli di gruppo e chi diceva: meglio di nulla vanno bene anche le palestre. Tralasciando le questioni di sicurezza e cura dei beni artistici del luogo, chiaramente. Bene, chi l’ha vinta questa guerra? Nessuno. Perché la conseguenza concreta è che coloro i quali sostenevano “piuttosto che niente meglio piuttosto”, oggi hanno paura di scatenare una “seconda guerra della zumba” per cui al Santa Maria della Scala non avverrà più niente.

Porto due dati a conferma che siamo rimasti tutti col cerino in mano. Giornata mondiale della danza, fatta a Siena nelle vetrine dei negozi perché nei musei – dove inizialmente pareva potessero tenersi le esibizioni – non era più il caso.

Eppure la danza, che sia classica o moderna, non è ginnastica, non è palestra, non è movimento è gesto, non è aggregazione è cultura ed arte. Ma meglio non rischiare, devono aver pensato. Probabilmente a qualcuno la settimana dello sport non deve essere andata giù e prima di rivivere giornate come quelle preferisce valutare bene ogni successivo utilizzo di quegli spazi. Bene diciamo noi, ma valutare significa fare scelte. Aprire e chiudere i cancelli a seconda del progetto. La cosa più difficile da fare.

Ed i lavori della commissione cultura del consiglio comunale di Siena? Pare che alcune posizioni espresse dall’assise vadano verso una totale museizzazione del Santa Maria, non più complesso monumentale attivo e vivo, ma solo museo. Museo di se stesso, museo di Siena dalle origini al medioevo, museo ospitale, come si legge sul sito. Ma non doveva essere un centro di produzione culturale? Già, doveva ma visto che non lo è mai del tutto diventato, tanto vale rinunciarvi.

Da un anno parliamo di spazi e parliamo di professioni della cultura ma, in nome di un conservatorismo timoroso, rischiamo di perdere per l’ennesima volta la sfida del Santa Maria della Scala e questo perché si ha paura di scegliere. Tra mettere Eataly a Squarcialupi e farci un centro di produzione culturale ce ne corre… eppure pur di non proporre il primo siamo disposti a rinunciare al secondo. E invece il Santa Maria ha spazio e vocazione per non essere solo un museo, ha spazio e vocazione per diventare cuore pulsante della vita culturale cittadina, ha spazio e vocazione per diventare il luogo della progettazione prima e della produzione artistica e culturale poi, non soltanto di Siena ma di tutto un sistema territoriale ampio. Chi oggi dice che il Santa Maria non può diventare il rifugio di ogni singola iniziativa o idea si nasconde dietro ad un dito. Perché per non farlo diventare il rifugio di tutto, la conca sul fondo della quale si ritrova ogni inutile cosa, è necessario fare delle scelte politiche, aprire i cancelli ad alcuni progetti e chiuderli ad altri. Solo così il Santa Maria diventerà quello che da decenni vogliamo che diventi. Limitarne l’uso per paura di eccessi ed errori significa mostrarci timorosi e soprattutto insicuri delle nostre idee e dei nostri progetti. Oppure significa non averne, di idee e progetti.

 Giuseppe

ps- ecco la vera Bomba, questo ps. Secondo l’Icom (International Council Of Museum alla cui presidenza italiana è anche candidato il nostro direttore della Fondazione Musei Senesi) la definizione di museo è talmente chiara da essere rivoluzionaria: “Il Museo è un’istituzione permanente senza scopo di lucro, al servizio della società e del suo sviluppo, aperta al pubblico, che effettua ricerche sulle testimonianze materiali e immateriali dell’uomo e del suo ambiente, le acquisisce, le conserva, le comunica e specificamente le espone per scopi di studio, educazione e diletto“.

Le considerazioni quindi su quanto i nostri musei rispondano a quest’affermazione le faremo poi, consiglio comunque la lettura dell’ultimo libro di Tomaso Montanari (Istruzioni per l’uso del futuro, edito da Minimum fax) dove questa definizione viene analizzata parola per parola.

in foto “La limosina del vescovo”, al Santa Maria della Scala (nomi e fatti immortalati sono puramente casuali)

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One Response

  1. simonetta michelotti scrive:

    è solo un esempio della ‘cautelosa inerzia’ (giuliano catoni, un treno per siena) che da secoli caratterizza siena… una volta poteva essere (forse) un valore aggiunto… oggi è una zavorra, ulteriormente appesantita da una totale assenza di dialettica politica (intendendo ‘politica’ nella sua accezione più ampia).
    elide rossi al figlio ernesto in carcere negli anni 30 perché antifascista scriveva: ‘la mancanza di confronto genera cretini’.
    guardiamoci intorno…

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