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Arte, Eventi

Mettere in mostra per non saziare

3 Giu , 2014  

“Le pale d’altare si guardano sugli altari, i crocifissi in mezzo alle absidi e tutti i santi nelle cappelle laterali”. Più o meno questa la frase che ogni volta che una mostra riunisce opere di un artista rinascimentale si sente ripetere. E poi lamentazioni come: assurde le file per visitare una mostra a pagamento quando poi nelle chiese e nelle pinacoteche non ci va nessuno. Tutto legittimo ed anche condivisibile, ma a questo punto dobbiamo infatti pensare a che significato diamo alle mostre, grandi mostre-evento comprese.

Sono stato alla mostra fiorentina di Palazzo Strozzi “Pontormo e Rosso – Divergenti vie della maniera” ed immediatamente ho capito il significato scientifico dell’evento, il motivo per cui questa mostra è stata allestita e per cui in tanti la stanno visitando: un parallelo tra due artisti coevi ma diversi, una ricerca quindi di confronto tra opere ed artisti conosciuti da tutti ma sotto un punto di vista nuovo. Io, che non sono un esperto d’arte, avevo un’idea di Rosso Fiorentino data dalla sua bellissima deposizione conservata a Volterra. Ed un’idea di Pontormo data dalla Visitazione di Carmignano. Due opere diversissime che mi facevano propendere per la potenza innovativa e moderna di Rosso, per i colori e per le forme dei panneggi. Uscendo dalla mostra ho decisamente meno certezze (la deposizione neppure c’è, suppongo che la pinacoteca volterrana non l’abbia prestata ed infatti sta organizzando in queste settimane un evento incentrato su quest’opera, che cercherà di sfruttare la volata che la mostra fiorentina probabilmente darà, ma questo è marketing e non ricerca).

Questo deve essere il significato di una mostra: togliere le certezze ad un pubblico inesperto e sostituirle con la conoscenza, con la ricerca e con la volontà di approfondire. Le mostre evento invece molto spesso servono soltanto a confermare le idee vaghe che si hanno di un autore o di un’opera prima di varcare la soglia del “palazzo”. Non servono, queste, a far crescere il visitatore, a far conoscere un pittore o uno stile, servono a far sentire il visitatore pagante “conoscitore” di qualcosa. Io, per dire, uscendo da Palazzo Strozzi mi son sentito stupido (ero l’asino che fa capolino dietro l’angolo della Visitazione e che non avevo mai visto prima), ho dovuto ricostruire in questi giorni tutte le idee che avevo su Rosso e Pontormo e ricercare testi e cataloghi e naturalmente tornerò a Volterra in quel museo che amo tanto e guardare con occhi più seri ed informati la deposizione. A questo servono le mostre, ad alimentare la voglia di conoscenza, a non saziare il pubblico. Se uscendo da una mostra ho la sensazione di sapere, se mi sento sazio e confortato in quel che sapevo di un determinato autore, ecco quella mostra non serve. Se invece esco (come è successo a Firenze) con un tarlo che mi rode dentro e che mi propone di approfondire, di conoscere, di rivedere quelle opere nel loro contesto allora sì quella mostra ha un senso.

Altra nota, attorno alla mostra eventi speciali e soprattutto laboratori per bambini ma anche un’integrazione con l’arte contemporanea con la video installazione di Bill Viola “The Greeting” dedicata proprio alla Visitazione di Pontormo. E poi c’è la Strozzina. Un centro di arte contemporanea inserito nel Palazzo Strozzi che collega la propria programmazione culturale con quella del “fratello del piano di sopra”: con un biglietto unico i visitatori della mostra su Rosso Fiorentino e Pontormo si vedono anche l’analisi multimediale sulla famiglia contemporanea dal titolo “Questioni di Famiglia – Vivere e rappresentare la famiglia oggi”, installazioni, fotografie, video e performance sulle dinamiche della famiglia oggi. Ed il visitatore che ha appena ammirato lo “Sposalizio della vergine” di Rosso Fiorentino resterà disorientato (ma per questo arricchito e motivato) nel vedere le madri di Nan Goldin e Sophie Calle o la famiglia apparentemente perfetta fatta di piatti rotti di Ottonella Mocellin e Nicola Pellegrini prodotta proprio dalla Strozzina.

Giuseppe Gori Savellini

In foto: Pontormo, “Visitazione”, 1528-1529 circa – Foto Antonio Quattrone – tratta dal sito di Palazzo Strozzi

 

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